Le richieste del sindacato contenute in una missiva firmata dalla segretaria territoriale Antonella Rodigliano: “siamo disponibili ad un confronto per trovare soluzioni in tempi brevi

"Come annunciato abbiamo provveduto in questi giorni ad inviare una lettera al direttore generale dell’Ausl di Bologna e al direttore generale del Policlinico Sant’Orsola per avanzare le nostre proposte. Siamo disponibili ad un confronto e a sederci intorno ad un tavolo con loro per trovare soluzioni in tempi brevi”. Così Antonella Rodigliano, segretaria territoriale del Nursind Bologna, annuncia l’invio di due lettere da parte del sindacato ai vertici dell’Ausl e del Policlinico sul tema delle aggressioni agli operatori sanitari, tenendo fede all’impegno preso nelle scorse settimane, visti i continui episodi di violenza al pronto soccorso e non solo.

“La frequenza ormai quotidiana delle aggressioni e violenze sul personale rende palese che, nonostante le indubbie attività svolte dell’azienda per porre rimedio – si legge nella nota -, restano criticità in essere nel sistema per la tutela della incolumità fisico/psichica del personale operante presso l’azienda, in particolare presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale Maggiore”.

Anche gli amministratori devono fare la loro parte. Pertanto, come previsto dall’articolo 28 del decreto legislativo 81/08, “il Piano per la sicurezza di ciascuna struttura dovrebbe contenere una serie di specifiche e dettagliate valutazione dei rischi, oltre alla definizione delle misure conseguenti e indilazionabili adottate dai responsabili a tutela della salute e sicurezza dei medici e operatori sanitari, finalizzate a ripristinare uno stato di esercizio della professione prima di tutto sicuro”.

Le aggressioni costituiscono un danno all’operatore ma anche a tutti gli assistiti, come più volte ribadito da NurSind, che attraverso le due lettere chiede “una seria valutazione del rischio aggressione. Per tale motivo riteniamo di suggerire innanzitutto una seria valutazione dei motivi dell’aggressione differenziandoli per servizi indagati, tra cui: 118, ambulatori, degenze, ADI, penitenziari, pronto soccorso, SPDC e terapie intensive, attraverso dei questionari da somministrare agli operatori e attraverso un modulo specifico di segnalazione delle aggressioni o potenziali aggressioni”.

Da una rilevazione informale fatta sugli iscritti al sindacato emerge che il servizio maggiormente esposto è il Pronto Soccorso. “La responsabilità del fenomeno – conclude la lettera - va condivisa tra aziende datrici di lavoro e politiche governative di finanziamento al sistema pubblico, a garanzia delle risorse umane e materiali necessarie a garantire la qualità e quantità di assistenza necessaria a ciascuno. Per diminuire le aggressioni occorre agire su entrambe le leve: il compito di tutti è diventare consapevoli della radice del disagio popolare che sempre di più tende a manifestarsi con forme di violenza verso gli operatori”.