“Gli episodi di aggressione sono sempre più frequenti nei luoghi di cura della regione Emilia Romagna; in attesa che il disegno di legge venga approvato definitivamente, auspichiamo che gli interventi dell’assessore regionale Venturi non si esauriscano solo con l’inserimento di agenti di polizia, ma che emani delle linee guida per il piano della sicurezza di ciascuna struttura, contenenti dettagliate valutazioni di rischio, oltre alla definizione conseguenti e indilazionabili misure adottate dai responsabili a tutela della salute e sicurezza degli infermieri e gli altri operatori sanitari, finalizzate a ripristinare uno stato di esercizio della professione prima di tutto sicuro”.

A parlare è Renato Congedo, Coordinatore NurSind Emilia-Romagna, preoccupato per l’ondata di violenza a carico degli operatori sanitari delle strutture ospedaliere della regione.

Tra il 2014 ed il 2018 gli episodi di violenza nei confronti del personale ospedaliero di un'Ausl regionale sono più che raddoppiati, passando dalle 122 aggressioni del 2014 alle 255 del 2018.

 

Chiediamo quindi - continua Congedo - che si intervenga secondo le raccomandazioni del 2007 emanate dal Ministero della salute, in modo da dare dignità e serenità a tutti i professionisti che operano per le cure della persona, ovvero si attuino le misure organizzative riguardano le modalità di gestione e svolgimento delle attività lavorative.

I cambiamenti nelle pratiche del lavoro e nelle procedure amministrative possono contribuire ad impedire, o al contrario accentuare, gli atti di violenza:

• prevedere la possibilità di fornire al personale a rischio un cartellino di identificazione recante solo il nome senza cognome

• assicurarsi che gli accessi alle strutture e l’area di parcheggio siano ben illuminate e se necessario prevedere che il personale nelle ore notturne o serali o quando la sicurezza personale risulti minacciata sia accompagnato da addetti alla vigilanza

• sviluppare idonee procedure per rendere sicura l’assistenza domiciliare da parte di operatori sanitari, prevedendo la presenza di un accompagnatore durante la visita in situazioni di alto rischio o la comunicazione ad un secondo operatore dei propri spostamenti per conoscerne la localizzazione

• fornire al personale coinvolto le informazioni sulle procedure previste in caso di violenza subita e sulle forme di assistenza disponibili

• registrare tutti gli episodi di violenza occorsi ed elaborare le informazioni raccolte al fine di definire ogni necessaria misura di prevenzione”.