«Un infermiere mi ha appena scritto che non è potuto venire a questa assemblea sindacale perché ha fatto 17 ore di lavoro consecutive. Io da un infermiere già non mi farei assistere dopo 10 ore di lavoro, figurarsi come deve sentirsi dopo 17 ore consecutive di turno», esordisce così Aurelio Guerriero NurSind Palermo, mentre si rivolge alla platea di infermieri, intervenuti all’assemblea del personale congiunta di  Cgil Fp,Cisl Fp, Uil Fpl, Fials Confsal, Nursind e Nursing Up, che si è svolta oggi nell’aula magna dell’ospedale Cristina.

Quella delle 17 ore di lavoro consecutive non è ormai un’eccezione ma una pericolosa consuetudine all’Arnas Civico di Palermo.

Ecco perché oggi la numerosa partecipazione dei lavoratori all’assemblea che hanno fatto sentire la propria voce.

Hanno infatti elencato una lunga serie di disagi a cui quotidianamente devono far fronte, cercando di non riversarli poi sugli incolpevoli pazienti. Dal parco ambulanze sempre più scarno alle carenze amministrative (che si riversano a loro volta anche nel buco di bilancio dei due nosocomi), dai macchinari guasti (coi pazienti a volte rinviati a Villa Sofia) ai bambini ricoverati in corridoio, come ha raccontato un'infermiera del pronto soccorso del Di Cristina.  

La prossima riunione sindacale è stata aggiornata per il 15 novembre, probabilmente al Civico, e c'è chi ha chiesto di invitare «la triade dirigenziale» (ovvero il direttore generale, quello sanitario e quello amministrativo).

 «La gravissima carenza di personale – hanno aggiunto i sindacati in una nota congiunta - determina l'impossibilità di garantire il numero adeguato di operatori per garantire le guardie per quasi tutti i reparti. Il personale ha raggiunto livelli di stress correlati al lavoro insopportabili. Non è più possibile rispettare i limiti imposti dalla normativa e garantire i livelli minimi assistenziali. Questa amministrazione non ha alcuna intenzione di implementare l'organico ridotto al lumicino con nuove assunzioni, nel tentativo di dimostrare che sta risparmiando soldi sulla nostra pelle e a discapito dei livelli minimi di assistenza da garantire ai pazienti. Nulla perviene, invece, sul fronte degli investimenti futuri e sul reale dimensionamento del personale necessario a fronteggiare le crescenti richieste del pubblico».