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Indispensabile spostare i compiti dai medici agli infermieri. Il Rapporto sanità Ocse 2019

Maria Luisa Astadi
Maria Luisa Asta
Pubblicato il: 07/11/2019 vai ai commenti

Attualità

 

 

Spostare i compiti dai medici agli infermieri e agli altri operatori sanitari può alleviare le pressioni sui costi del Sistema sanitario e migliorarne l'efficienza.

E’ quanto emerso dal Rapporto Ocse Health at a Glance 2019 che fotografa lo stato di salute dei Paesi membri Ocse, attraverso la misura di 80 indicatori.

Ecco la sintesi del rapporto che riguarda l’Italia:

Stile di vita

Gli italiani hanno generalmente stili di vita sani. Il consumo di alcol è basso, e l'Italia ha la percentuale più bassa di “bevitori dipendenti” di tutti i paesi OCSE.
La quota di adulti in sovrappeso o obesa è anche relativamente bassa (46% degli adulti, rispetto alla media OCSE del 56%). Tuttavia, per la quota di bambini in sovrappeso ha il secondo valore più alto dell'OCSE.
I tassi di fumatori sono alti, con quasi il 20% degli adulti che fumano tutti i giorni.

 

Resistenza agli antibiotici e tassi di infezione

Le prescrizioni di antibiotici nelle cure primarie sono il 50% in più rispetto alla media OCSE. Per le prescrizioni di antibiotici nelle cure primarie l’Italia è al secondo posto nell’OCSE contribuendo potenzialmente a un più alto tasso di resistenza antimicrobica.
La resistenza antimicrobica (AMR) rappresenta un grande rischio per la salute, oltre ad essere un onere per la spesa nel suo insieme. La prescrizione eccessiva e inappropriata di antibiotici contribuisce alla diffusione di microrganismi resistenti.
In Italia si registrano tassi superiori alla media di infezioni associate all'assistenza sanitaria (ICA), con quasi Il 6% dei pazienti ospedalizzati.
Le infezioni possono anche essere mortali e costare fino al 6% del budget degli ospedali. I batteri resistenti agli antibiotici possono rendere le infezioni difficili o addirittura impossibili da trattare: è necessario dunque per l’Ocse attuare politiche per combattere la diffusione della resistenza antimicrobica anche con campagne di sensibilizzazione, prescrizione ritardata di antibiotici e formazione dei fornitori.

 

Speranza di vita

Per l'aspettativa di vita alla nascita, l’Italia è il quarto più alto nell’OCSE; nonostante una spesa sanitaria inferiore alla media, con l’8,8 per cento del Pil rispetto al 12,2 % del Pil della Svizzera, si riesce ad avere la quarta più alta aspettativa di vita di tutta l'OCSE: 83 anni alla nascita e gli italiani muoiono anche meno prematuramente, con 143 morti per 1.000 persone prevenibili e per cause trattabili, rispetto a una media OCSE di 208.

 

L’Italia un Paese che invecchia rapidamente

L’Italia ha una riduzione dei tassi di fertilità che, accoppiati all’aumento dell'aspettativa di vita, hanno determinato un cambiamento demografico: per la quota di la popolazione di età pari o superiore a 65 anni l’Italia, con il 20% della popolazione, è ora al quinto posto tra i paesi OCSE. Ed entro il 2050, più di una su otto persone avrà 80 anni o più.

Questo invecchiamento rapido crea nuove pressioni sulla salute e sui sistemi di assistenza a lungo termine.

L’OCSE consiglia un passaggio verso l'assistenza sanitaria di base basata su team che integrino in modo flessibile le competenze di vari operatori sanitari: sono in grado, afferma il rapporto, di migliorare i risultati di salute dei pazienti con condizioni croniche e multimorbidità.

 

da Quotidiano Sanità

Rapporto Ocse 2019.pdf