Virus Nipah, mortalità fino al 75 per cento: cosa c'è da sapere
di
Maria Luisa Asta
Pubblicato il: 02/02/2026
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È tornato sotto i riflettori il virus Nipah dopo la conferma di alcuni casi in India. Un patogeno raro ma temuto, perché altamente letale e privo di vaccino o di una terapia risolutiva. Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, il tasso di mortalità può variare dal 40 al 75 per cento. Numeri che spiegano l’allerta scattata in Asia e le misure di sorveglianza rafforzate adottate da diversi Paesi. Ma quanto dobbiamo preoccuparci in Italia?
Cosa sta succedendo in India
Le autorità sanitarie indiane hanno confermato due casi di infezione da virus Nipah nello Stato del Bengala Occidentale. In una nota diffusa nelle ultime ore, il ministero della Salute ha parlato di un “contenimento tempestivo” del focolaio, ottenuto grazie a sorveglianza rafforzata, test di laboratorio e indagini sul territorio.
Sono stati tracciati 196 contatti collegati ai casi, risultati tutti negativi. “La situazione è sotto costante monitoraggio e tutte le necessarie misure di sanità pubblica sono state adottate”, hanno assicurato le autorità.
Controlli rafforzati nei Paesi vicini
L’allarme ha spinto anche altri Stati della regione ad alzare il livello di attenzione. Thailandia e Nepal hanno introdotto controlli aggiuntivi per i viaggiatori provenienti dal Bengala Occidentale: in particolare negli aeroporti thailandesi e allo scalo internazionale di Kathmandu, oltre che ai principali valichi terrestri nepalesi.
Cos’è il virus Nipah e come si trasmette
Il Nipah è un virus zoonotico, cioè trasmesso dagli animali all’uomo. I serbatoi naturali sono soprattutto i pipistrelli frugivori, ma l’infezione può avvenire anche tramite animali domestici come i maiali.
Le vie di contagio documentate includono:
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contatto diretto con animali infetti o con le loro secrezioni e tessuti;
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consumo di alimenti contaminati, come frutta o prodotti della frutta (ad esempio il succo di palma da dattero) esposti a saliva o urina di pipistrelli;
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trasmissione da persona a persona, segnalata soprattutto in ambito familiare o sanitario.
L’infezione può restare asintomatica oppure evolvere rapidamente. I sintomi iniziali ricordano spesso una sindrome influenzale, ma nei casi più gravi possono comparire una polmonite severa e soprattutto un’encefalite acuta, spesso fatale. Il periodo di incubazione varia in genere da 4 a 14 giorni.
Proprio per il suo potenziale epidemico, l’OMS ha inserito il Nipah tra le dieci malattie prioritarie da monitorare a livello globale, insieme a patogeni come Covid-19 e Zika.
I precedenti focolai
Il virus Nipah è stato identificato per la prima volta nel 1998 in Malaysia, in un focolaio che colpì allevatori di suini e si estese anche a Singapore. In quel caso, la trasmissione era legata soprattutto al contatto diretto con maiali malati.
In India, il primo episodio noto risale al 2001 nel Bengala Occidentale. Nel Kerala si sono registrati almeno 17 decessi nel 2018 e altri due nel 2023. In Bangladesh e in India, negli anni, è emerso con chiarezza anche il ruolo degli alimenti contaminati dai pipistrelli. In questi contesti è stata documentata pure la trasmissione interumana, in particolare tra familiari e operatori sanitari.
Cosa dice Bassetti
“È un virus altamente letale, con una mortalità che può arrivare tra il 50 e il 70 per cento”. Così Matteo Bassetti, direttore di Malattie infettive del policlinico San Martino di Genova, in un post sui social.
“Dà un quadro clinico che all’inizio può sembrare influenzale, ma poi può evolvere in forme respiratorie molto gravi e in un’encefalite che può portare alla morte. Non esistono né vaccini né farmaci specifici. Al momento non c’è da avere paura, però è fondamentale vigilare attentamente sulla situazione affinché anche questo focolaio venga limitato rapidamente, come avvenuto in passato”.
Rischio per l’Italia: cosa dicono le autorità
Secondo le valutazioni ufficiali, il rischio per il nostro Paese è molto basso. “Non sono previste né necessarie restrizioni ai viaggi”, ha spiegato Maria Rosaria Campitiello, capo del Dipartimento della Prevenzione del Ministero della Salute, dopo una riunione dedicata all’analisi della situazione epidemiologica.
Alla riunione hanno partecipato, tra gli altri, esperti del Ministero, dell’Istituto Superiore di Sanità, dell’Istituto nazionale per le malattie infettive “Lazzaro Spallanzani” e rappresentanti delle Regioni. Le autorità sanitarie internazionali, sulla base delle informazioni attuali, valutano il rischio globale come basso e quello europeo come molto basso, dal momento che non è stata confermata alcuna diffusione dei casi al di fuori dell’India.
In sintesi, il Nipah resta un virus da prendere molto sul serio per la sua gravità, ma non è un “nuovo Covid”. La strategia, anche per l’Italia, resta quella della vigilanza costante, del monitoraggio internazionale e della pronta applicazione delle misure di sanità pubblica in caso di nuovi segnali di allarme.