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Allerta Andes virus, l’Italia alza il livello di attenzione: controlli e quarantena per 42 giorni

Maria Luisa Astadi
Maria Luisa Asta
Pubblicato il: 12/05/2026

AttualitàGovernoParlamento

 

Il Ministero della Salute ha emanato una corposa circolare di aggiornamento sul focolaio internazionale di hantavirus Andes esploso a bordo della nave da crociera “MV Hondius”, introducendo per l’Italia misure straordinarie di sorveglianza sanitaria, quarantena fiduciaria e rafforzamento diagnostico.

Il documento, trasmesso a Regioni, ASL, ospedali, aeroporti, porti e istituzioni sanitarie, definisce nel dettaglio modalità di gestione dei casi sospetti, criteri di isolamento e procedure operative da attivare in caso di possibile diffusione del virus.

L’allerta nasce da un cluster di infezioni registrato durante una crociera internazionale con passeggeri provenienti da 23 Paesi. All’11 maggio 2026 i casi segnalati sono nove, di cui sette confermati in laboratorio come virus Andes e tre mortali, con una letalità del 33 per cento.

La malattia: sintomi iniziali lievi, poi il rapido collasso respiratorio

La circolare dedica ampio spazio agli aspetti clinici dell’infezione, sottolineando come il virus Andes possa provocare una delle forme più aggressive di sindrome cardiopolmonare da hantavirus (HPS).

Secondo il Ministero, i primi sintomi possono apparire banali: febbre, mal di testa, dolori muscolari, nausea, diarrea, stanchezza e vertigini. Ma nel giro di 24-48 ore il quadro clinico può precipitare rapidamente verso insufficienza respiratoria acuta, ipossiemia, shock e compromissione multiorgano.

Nel focolaio della MV Hondius alcuni pazienti sono passati da lievi sintomi gastrointestinali a una polmonite fulminante con ARDS, la sindrome da distress respiratorio acuto, nel giro di poche ore. In altri casi si sono verificati febbre altissima, incontinenza urinaria, vomito, dolore toracico e necessità di ventilazione meccanica in terapia intensiva.

Il periodo di incubazione può variare da una a sei settimane dopo l’esposizione.

Perché preoccupa il virus Andes

A differenza di altri hantavirus diffusi in Europa e Asia, il ceppo Andes è uno dei pochi per cui siano stati documentati casi di trasmissione interumana. Anche se gli episodi sono rari, il Ministero sottolinea che il contagio tra persone può verificarsi in contesti di stretta prossimità e contatto prolungato, compresi alcuni casi tra operatori sanitari.

Per questo motivo il documento adotta un approccio definito “di massima cautela”, soprattutto nei confronti dei passeggeri della nave e dei loro contatti.

Quarantena fiduciaria fino a sei settimane

La misura più rilevante prevista dalla circolare riguarda i cosiddetti “contatti ad alto rischio”, per i quali viene raccomandata una quarantena fiduciaria fino a 42 giorni dall’ultima esposizione.

Sono considerati contatti ad alto rischio:

  • tutti i passeggeri e membri dell’equipaggio presenti sulla nave;
  • conviventi e persone che hanno condiviso stanza o bagno con un caso;
  • partner intimi;
  • persone rimaste entro due metri di distanza per oltre 15 minuti;
  • passeggeri seduti nella stessa fila o entro due file da un caso su voli aerei;
  • operatori sanitari esposti senza adeguati dispositivi di protezione;
  • persone entrate in contatto con fluidi corporei o biancheria contaminata.

La quarantena prevista non equivale a un isolamento ospedaliero obbligatorio, ma comporta regole molto precise:

  • utilizzare una stanza separata;
  • mantenere almeno due metri di distanza dai familiari;
  • non condividere stoviglie o oggetti personali;
  • arieggiare frequentemente gli ambienti;
  • evitare mezzi pubblici e voli commerciali;
  • indossare mascherine chirurgiche resistenti ai fluidi quando si esce.

La circolare precisa che sono consentite uscite limitate “per preservare la salute mentale e il benessere”, purché si evitino assembramenti e si utilizzino protezioni adeguate.

Sorveglianza quotidiana e monitoraggio sanitario

Le ASL dovranno attivare una sorveglianza sanitaria attiva quotidiana per tutti i contatti ad alto rischio, verificando eventuali sintomi per l’intero periodo di incubazione di 42 giorni.

Ai soggetti monitorati verrà richiesto di controllare costantemente:

  • febbre;
  • dolori muscolari;
  • stanchezza;
  • nausea o diarrea;
  • tosse;
  • difficoltà respiratorie.

In presenza di sintomi, scatteranno immediatamente:

  • isolamento;
  • valutazione infettivologica;
  • esecuzione di test molecolari;
  • eventuale ricovero.

Contact tracing esteso anche ai voli aerei

Uno degli aspetti più significativi della circolare riguarda il tracciamento dei passeggeri aerei. In via precauzionale, il Ministero stabilisce che, qualora venga identificato un caso confermato su un volo, tutti i passeggeri potrebbero essere classificati come contatti ad alto rischio, indipendentemente dalla durata del viaggio.

Una misura molto più severa rispetto ai protocolli ordinari utilizzati per altre infezioni respiratorie.

Già l’8 maggio il Ministero aveva ricevuto dal sistema europeo EWRS la segnalazione di quattro persone dirette in Italia presenti su un volo interessato dal possibile contagio. Le Regioni coinvolte sono state immediatamente allertate per avviare quarantena e sorveglianza attiva.

Diagnosi: PCR prioritaria, ma i test possono essere negativi all’inizio

Il documento chiarisce che il test di riferimento è la PCR molecolare, particolarmente utile nelle prime fasi sintomatiche. La sierologia IgM diventa positiva solo dopo l’esordio clinico.

Il Ministero avverte però che i test effettuati durante l’incubazione possono risultare falsamente negativi e non devono creare “false rassicurazioni”.

Per questo motivo la strategia italiana punta soprattutto su:

  • identificazione precoce dei sintomi;
  • quarantena cautelativa;
  • sorveglianza continua;
  • testing prioritario dei soggetti sintomatici.

Lo Spallanzani centro nazionale di riferimento

La circolare individua l’Istituto Spallanzani di Roma come struttura centrale per il supporto diagnostico e operativo. Vengono inoltre fornite istruzioni dettagliate per il trasporto dei campioni biologici, che devono essere maneggiati secondo protocolli di biosicurezza di livello elevato, trattandosi di un agente classificato nel gruppo di rischio 3.

I laboratori dovranno utilizzare:

  • cappe biologiche di sicurezza;
  • dispositivi FFP2;
  • procedure anti-aerosol;
  • protocolli di decontaminazione rigorosi.

Nessun allarme generalizzato, ma “massima cautela”

Nonostante il rischio venga ancora definito “molto basso” per la popolazione generale europea, il Ministero ribadisce più volte la necessità di mantenere “un elevato livello di attenzione clinica e diagnostica”.

Particolare attenzione viene richiesta agli uffici di sanità marittima, aeroportuale e di frontiera, alle compagnie aeree e ai servizi territoriali, chiamati a collaborare nel tracciamento rapido dei contatti e nella gestione di eventuali casi sospetti.

Il Ministero conclude assicurando che l’evoluzione del focolaio sarà monitorata costantemente insieme a OMS, ECDC e autorità internazionali, con la possibilità di ulteriori aggiornamenti e nuove misure sanitarie nelle prossime settimane.