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12 maggio. L’infermiere diventato la pedina di tutti: la dura accusa di NurSind alla Regione Marche

Maria Luisa Astadi
Maria Luisa Asta
Pubblicato il: 12/05/2026

MarcheNurSind dal territorio

 

Dovevano essere gli anni del rilancio della sanità territoriale, delle Case di Comunità e dei nuovi modelli assistenziali. Ma senza infermieri, senza OSS e senza una reale programmazione del personale, ogni progetto rischia di trasformarsi in una semplice vetrina.

Nelle Marche il problema non è più soltanto organizzativo: è ormai strutturale. La carenza di personale sanitario è sotto gli occhi di tutti e, se non verranno adottati provvedimenti immediati e concreti, assisteremo anche nella nostra regione a quanto già sta accadendo in altre realtà italiane: infermieri che si licenziano, professionisti che scelgono l’estero oppure il privato, giovani sempre meno attratti da una professione fondamentale ma sempre più svilita.

A lanciare l’allarme è Leonardo Pizzolante, dirigente sindacale della Segreteria Territoriale NurSind Ancona e segretario aziendale INRCA, in occasione della Giornata Internazionale dell’Infermiere del 12 maggio.

“Vorremmo poter celebrare questa giornata raccontando una professione valorizzata e sostenuta. Invece siamo costretti a denunciare una situazione sempre più grave. La Regione Marche appare completamente ferma davanti a una crisi che coinvolge ogni struttura sanitaria e ogni territorio”, dichiara Pizzolante.

Secondo Pizzolante la figura infermieristica negli ultimi anni è stata progressivamente impoverita e lasciata sola ad affrontare carichi di lavoro sempre più pesanti, turni massacranti, responsabilità crescenti e una continua carenza di personale.

La figura dell’infermiere è fondamentale per la tenuta del sistema sanitario pubblico, ma oggi viene sistematicamente messa in difficoltà. Gli organici sono insufficienti, il personale è stremato e manca una vera strategia regionale per rendere attrattiva la professione”, prosegue il dirigente sindacale.

Una delle criticità maggiori riguarda la drammatica carenza sia di infermieri sia di OSS all’interno delle strutture sanitarie marchigiane. Una situazione che sta producendo conseguenze pesanti sull’organizzazione del lavoro e sulla qualità dell’assistenza.

Va profondamente rivista e potenziata anche l’organizzazione della figura dell’OSS. Oggi nelle unità operative gli OSS sono pochi e quei pochi presenti non vengono utilizzati esclusivamente per l’assistenza diretta al paziente, ma spesso vengono impiegati anche per i trasporti interni alle strutture ospedaliere e per molte altre attività esterne al reparto. Questo comporta un continuo allontanamento dall’assistenza primaria e di base, con inevitabili ripercussioni sugli infermieri che si ritrovano a dover sopperire continuamente alle carenze organizzative”, denuncia Pizzolante.

Questa situazione porta inevitabilmente gli infermieri a svolgere attività non proprie della professione e a subire un demansionamento sistematico.

L’infermiere oggi si ritrova troppo spesso a essere una pedina nelle mani di tutti, costretto a coprire ogni mancanza organizzativa e a svolgere anche mansioni inferiori che non gli competono. È una situazione non più sostenibile, che mortifica la professione e aumenta il rischio di fuga dal sistema sanitario pubblico”, sottolinea Pizzolante.

Si evidenzia inoltre le enormi difficoltà che stanno vivendo gli ospedali marchigiani, in particolar modo quelli della provincia di Ancona, a causa della carenza di posti letto e della cronica saturazione dei pronto soccorso.

Assistiamo ogni giorno a pronto soccorso completamente intasati, con pazienti costretti a rimanere per ore, se non per intere giornate, sulle barelle in attesa di un posto letto disponibile. Questo fenomeno va avanti da anni e viene continuamente denunciato dagli operatori sanitari, ma ancora oggi non vediamo interventi concreti da parte della Regione Marche, che avrebbe il dovere e il potere di affrontare realmente questa emergenza”, attacca Pizzolante.

La situazione si riflette inevitabilmente sulla qualità dell’assistenza ai cittadini e sulle condizioni lavorative di infermieri, OSS e operatori dei pronto soccorso, sottoposti quotidianamente a carichi di lavoro insostenibili.

“Da anni si parla di Case della Salute, Case della Comunità e di riorganizzazione territoriale, ma nella pratica continuiamo a vedere soltanto annunci. I decreti ministeriali 70 e 77 sono stati più volte richiamati e menzionati, ma nei fatti mancano ancora strutture realmente operative e capaci di accogliere i pazienti sul territorio, evitando così il continuo ingolfamento degli ospedali”, prosegue il dirigente sindacale.

Per Pizzolante la mancanza di una rete territoriale realmente efficiente sta contribuendo ad aggravare ulteriormente la pressione sugli ospedali e sui pronto soccorso, trasformando una criticità ormai cronica in una vera emergenza sanitaria e organizzativa.

Se la Regione Marche continuerà a non intervenire in maniera concreta, il rischio sarà quello di assistere anche nel Centro Italia a un progressivo abbandono della professione infermieristica”, conclude Pizzolante.

La Giornata Internazionale dell’Infermiere deve rappresentare non soltanto un momento simbolico, ma soprattutto un’occasione per riportare al centro del dibattito politico e istituzionale la necessità urgente di investire realmente sul personale sanitario, sulla valorizzazione professionale e sulla tutela della dignità lavorativa degli infermieri e di tutti gli operatori del comparto salute.