Infermieri, il NurSind lancia l’allarme: ''La sanità rischia di non reggere''
Nel giorno dedicato agli infermieri, il NurSind Emilia-Romagna denuncia la grave carenza di personale e il rischio concreto di non riuscire più a garantire cure adeguate ai cittadini
di Giuseppe Provinzano
"C’è una distanza sempre più evidente tra le celebrazioni ufficiali e ciò che gli infermieri vivono quotidianamente dentro corsie, pronto soccorso e servizi territoriali. Nel giorno in cui il mondo celebra la professione infermieristica, il NurSind sceglie di rompere la retorica e riportare il dibattito sulla realtà concreta della sanità italiana: organici insufficienti, professionisti esausti, stipendi inadeguati e un sistema pubblico che rischia di perdere definitivamente attrattività.
La Giornata Internazionale dell’Infermiere diventa così, per il sindacato delle professioni infermieristiche, non un’occasione celebrativa fine a sé stessa, ma un momento di denuncia forte e chiara".
BOLOGNA, 12/05/2026 – Dietro i messaggi istituzionali, gli applausi e i ringraziamenti che accompagnano il 12 maggio, esiste una realtà molto diversa. Una realtà fatta di turni massacranti, carenze croniche di personale, burnout e difficoltà sempre più evidenti nel garantire cure adeguate ai cittadini.
È il quadro tracciato dal NurSind Emilia-Romagna in occasione della Giornata Internazionale dell’Infermiere, con il sindacato che torna a puntare il dito contro anni di sottovalutazione della professione e contro una crisi che ormai viene definita senza mezzi termini “emergenza sanitaria e sociale”.
Secondo il NurSind, la professione infermieristica sta attraversando una fase critica senza precedenti. Sempre meno giovani scelgono di intraprendere questo percorso e sempre più professionisti decidono di lasciare il servizio pubblico, schiacciati dal peso di stipendi insufficienti e condizioni lavorative considerate non più sostenibili.
“Oggi non siamo più davanti a un semplice disagio professionale, ma a una vera emergenza sanitaria e sociale. Il rischio concreto è che non si riescano più a garantire le cure ai cittadini”, denuncia la segretaria regionale del NurSind Emilia-Romagna, Antonella Rodigliano.
Il sindacato evidenzia come i numeri confermino il progressivo crollo dell’attrattività della professione. Se prima della pandemia i grandi concorsi regionali riuscivano a raccogliere migliaia di candidature, oggi le aziende sanitarie fanno sempre più fatica a reperire personale infermieristico. Un segnale preoccupante che fotografa il disagio crescente della categoria.
A pesare è anche il costo della vita nelle grandi città, Bologna in testa. Tra affitti elevati, rincari generalizzati e salari che non riescono a tenere il passo con l’inflazione, molti professionisti scelgono di allontanarsi dal territorio regionale o addirittura dalla sanità pubblica.
“Dire grazie non basta più. Gli infermieri chiedono semplicemente di poter lavorare in modo dignitoso, con carichi di lavoro sostenibili, con il diritto alla disconnessione e con la possibilità di conciliare la vita lavorativa con quella personale e familiare”, sottolinea ancora Rodigliano.
Il NurSind ricorda inoltre di avere avanzato già da tempo proposte precise alle istituzioni regionali e nazionali, chiedendo interventi strutturali capaci di invertire la rotta. Tra le priorità indicate dal sindacato figurano investimenti sulle professioni sanitarie, assunzioni stabili, misure di sostegno economico e politiche abitative dedicate ai professionisti della sanità.
Secondo le stime richiamate dal NurSind, entro il 2030 l’Emilia-Romagna potrebbe trovarsi a fare i conti con una carenza di circa 7.600 infermieri. Un dato che, se non affrontato rapidamente, rischia di compromettere la tenuta stessa del sistema sanitario pubblico.
Per il sindacato delle professioni infermieristiche non c’è più tempo da perdere. Serve un cambio di passo immediato, capace di restituire dignità, attrattività e prospettive concrete a una professione che rappresenta uno dei pilastri fondamentali dell’assistenza sanitaria.
“Senza infermieri non c’è cura. Non è una frase ad effetto, ma la realtà della nostra sanità. Ignorare ancora questa emergenza significa mettere seriamente a rischio il futuro della sanità pubblica”, conclude il NurSind.
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