JBI gLOCAL 2026: come misurare l'assistenza infermieristica per migliorare le cure
Quando gli infermieri smettono di essere invisibili. È questo, in sintesi, il messaggio più potente emerso dall'appuntamento romano del JBI gLOCAL Solution Room, tenutosi il 4 giugno 2026 presso il Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS. Un incontro che ha messo a fuoco un nodo strutturale del sistema sanitario italiano: la professione infermieristica produce ogni giorno un'enorme quantità di assistenza, ma quella assistenza rimane in gran parte priva di traccia formale, misurabile, comunicabile. Dati che non esistono, o che non parlano, non possono orientare decisioni politiche né migliorare la qualità delle cure.
L’evento
Il JBI gLOCAL Solution Room è un evento che si svolge in tutto il mondo dal 1° al 7 giugno 2026, pensato per fornire soluzioni pratiche alle sfide dell'implementazione delle evidenze scientifiche nella pratica clinica. Il capitolo italiano, ospitato dal Gemelli, ha riunito ricercatori, clinici, dirigenti infermieristici e rappresentanti istituzionali attorno a un tema preciso: come misurare ciò che gli infermieri fanno, e come trasformare quella misurazione in strumento di governo clinico e di politica sanitaria.
Il fulcro tecnico della giornata è stato il PAI, acronimo di Professional Assessment Instrument. Si tratta di un sistema informatico e gestionale di supporto alla decisione infermieristica che, attraverso una serie di punteggi e algoritmi, supporta l'identificazione delle diagnosi infermieristiche e i correlati assistenziali, favorendo l'omogeneità e la tracciabilità dei processi di assistenza e offrendo una serie di esiti, di risultato e di audit. Il Policlinico Gemelli ne ha fatto la propria ossatura informativa da quattordici anni, e oggi quella scelta si rivela una scommessa vinta.
Il linguaggio standardizzato
A illustrare il significato profondo di questo percorso è stata Carmen Nuzzo, direttrice del SITRA del Gemelli, che con le sue parole ha restituito la dimensione politica e non solo clinica del problema. “Il reporting, attraverso un linguaggio standardizzato, permette di migliorare la nostra risposta ai bisogni di salute delle persone, anticipando anche quello che potremo osservare durante il ricovero o in ambito di assistenza domiciliare, in tutti i contesti cioè dove l'infermiere è presente. Un'attività preziosa che consente di registrare fenomeni predittivi sulla salute delle persone, per improntare iniziative politico-organizzative e strategiche”. E ancora: “attraverso il linguaggio standardizzato e la ricerca infermieristica è possibile fare scelte di politica sanitaria mirate e ottenere risultati strategici in una popolazione che è sempre più sola e anziana e che finisce sempre per rivolgersi alle strutture per acuti, quando invece molti bisogni di salute potrebbero essere accolti attraverso una visione più territoriale”.
Il concetto di linguaggio standardizzato non è un tecnicismo burocratico. È la condizione perché i dati generati dall'assistenza infermieristica siano leggibili, comparabili e traducibili in conoscenza. Il riferimento scientifico internazionale è INKA, International Nursing Knowledge Association, già nota come NANDA International, che definisce, standardizza e classifica le diagnosi infermieristiche attraverso una tassonomia in continua revisione e aggiornamento basata sulle evidenze. I primi frutti concreti di questo lavoro tassonomico sono approdati in Italia attraverso il PAI, strumento che traduce il linguaggio classificatorio NANDA-I in uno strumento operativo per la valutazione infermieristica strutturata. Infermieristicamente ha riferito sul glossario in telemedicina.
Il contributo italiano
Antonello Cocchieri, ricercatore in Scienze infermieristiche all'Università Cattolica del Sacro Cuore e dirigente SITRA del Gemelli, ha inquadrato i soggetti che animano questa rete scientifica. “Il CECRI è il Centro di eccellenza per la cultura e la ricerca infermieristica dell'OPI, che finanzia progetti di ricerca infermieristica; uno dei suoi filoni riguarda proprio la pratica basata sulle evidenze scientifiche. JBI è un'organizzazione mondiale che basa le proprie attività sulla EBP, e Fondazione Policlinico Gemelli è uno dei suoi primi partner in Italia. L'implementazione del progetto PAI e il sistema di monitoraggio scelto dal Gemelli sono stati scelti da JBI come esempio di eccellenza a livello mondiale”.
Il CECRI, va ricordato, aveva già catalizzato l'attenzione della comunità scientifica infermieristica il mese precedente. Il XV Congresso Internazionale del CECRI, svoltosi il 28 maggio 2026 presso il Ministero della Salute a Roma, aveva posto al centro del dibattito scientifico l'integrazione della diagnosi infermieristica nei Livelli Essenziali di Assistenza e la misurazione degli outcome clinici attraverso un linguaggio standardizzato. In quell'occasione era stata formalizzata una partnership accademica strategica tra INKA e OPI Roma, con la partecipazione di Heather Herdman, amministratore delegato di INKA. L'evento del Gemelli si inserisce quindi in un percorso più ampio, che ha ormai acquisito risonanza internazionale.
La ricerca non si ferma alla dimensione locale. Cocchieri ha presentato al Gemelli un progetto di ampio respiro transnazionale: IMPROVEM-P, acronimo di Improving the Evaluation and Management of surgical patients Pain, un importante progetto internazionale che coinvolge quattro Paesi, Italia, Portogallo, Spagna e Romania, con l'obiettivo di implementare evidenze scientifiche riguardo la gestione infermieristica del dolore post-operatorio e valutarne gli effetti. Un esempio concreto di come la pratica basata sulle evidenze esca dai convegni per radicarsi nei reparti.
Ospite d'onore della giornata è stata Susan Gennaro, della William F. Connell School of Nursing del Boston College, editor in chief della prestigiosa rivista Journal of Nursing Scholarship. La sua presenza ha aggiunto una prospettiva comparativa di grande interesse. Secondo la professoressa Gennaro, in questo momento l'infermieristica italiana è molto più avanti degli Stati Uniti da un punto di vista scientifico e sociale, e la professione infermieristica italiana è finalizzata a traguardare obiettivi concorrenziali con quelli statunitensi. È fondamentale però continuare a lavorare per passare da un nursing “narrativo” a un nursing “documentato” con evidenze scientifiche. Un riconoscimento che suona insieme come elogio e come stimolo a non accontentarsi.
La svolta istituzionale più concreta raccontata durante la giornata è però quella che riguarda il Lazio. Maurizio Zega, presidente dell'Ordine delle Professioni Infermieristiche di Roma, ha illustrato una delibera che rappresenta un unicum nel panorama nazionale. “Il Lazio sta facendo da apripista in Italia e sta formando tutte le altre Regioni alla definizione di un linguaggio standardizzato. Con una delibera dello scorso marzo, siglata dal Presidente Rocca e da me, il Lazio ha acquisito il programma PAI, messo gratuitamente a disposizione del Servizio Sanitario Regionale. In questo modo il PAI entrerà nella cartella clinica elettronica della Regione, direttamente collegata al Fascicolo Sanitario Elettronico di ogni singolo cittadino”.
I dati che Zega ha portato al tavolo restituiscono la misura di quanto questo lavoro di misurazione sia urgente. Secondo i dati Agenas, il 92,5% delle prestazioni sanitarie a domicilio è offerto dagli infermieri: di queste, il 70% erogato da soli e il 22,5% con altre figure di supporto, tra medici specialisti e medici di medicina generale. Una presenza capillare che, senza strumenti di rilevazione adeguati, rimane sommersa, incapace di produrre conoscenza sistematica e di alimentare la programmazione sanitaria territoriale.
Invisibili ancora per quanto?
Il tema dell'invisibilità del lavoro infermieristico non è nuovo, ma raramente era stato formulato in termini così netti. Fino a oggi, tutto il lavoro svolto dagli infermieri era come l'opera di fantasmi: non risultava in alcun tracciato formale che arrivasse all'attenzione delle autorità regionali per definire il piano sanitario regionale. L'utilizzo di una tassonomia per mezzo del PAI consente un linguaggio standardizzato e accessibile a ogni infermiere di qualsiasi età e formazione. E ancora: dal punto di vista della professione infermieristica, l'uso del PAI significa il riconoscimento alla luce del sole del contributo prestato nella risposta alla domanda di salute.
Le ricadute per i pazienti sono altrettanto concrete. In caso di cambio del setting assistenziale, non saranno più i pazienti a dover fare da tramite tra le diverse strutture sanitarie: un vantaggio non trascurabile, considerando le condizioni spesso precarie di chi transita tra diversi livelli di cura.
Zega ha chiuso il suo intervento con una citazione che ha fatto da sigillo all'intera giornata, attribuita a Lord Kelvin: “tutto quello che non si misura, non può essere migliorato”. “E nel Lazio” ha concluso, “avremo finalmente la possibilità di monitorare tutte le informazioni inerenti ai bisogni cronici e pluripatologici di una popolazione sempre più anziana. Al momento siamo la prima e unica Regione che ha deliberato su un'attività del genere”.
Quello che il JBI gLOCAL Solution Room al Gemelli ha offerto non è stato solo un confronto scientifico. È stato un momento in cui la professione infermieristica italiana ha mostrato di avere strumenti, alleanze internazionali e una visione strategica per smettere di essere un corpo invisibile del sistema sanitario. La sfida ora è replicare il modello laziale nel resto del Paese, trasformando una delibera regionale in un cambiamento strutturale per l'intero Servizio Sanitario Nazionale.
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