Boom di dimissioni tra gli infermieri a Bologna. NurSind: ''La sanità rischia il collasso''
Il sindacato delle professioni infermieristiche lancia l'allarme: centinaia di cessazioni tra Sant'Orsola e Ausl Bologna, concorsi deserti e fuga verso il privato. Anche Imola perde personale e chiede un cambio di rotta.
di Giuseppe Provinzano
"Di fronte a una professione sempre meno attrattiva e a un sistema che fatica a trattenere i propri professionisti, il fenomeno delle dimissioni degli infermieri assume ormai i contorni di una vera emergenza nazionale. A Bologna, i dati raccolti e analizzati dal NurSind fotografano una crisi che rischia di compromettere la tenuta dell'assistenza sanitaria nei prossimi anni, aggravata dal progressivo calo delle candidature ai concorsi e dall'imminente ondata di pensionamenti".
Infermieri, crollano i concorsi e aumentano le dimissioni. L'allarme del NurSind
BOLOGNA, 21/07/2026 - La fuga degli infermieri dagli ospedali pubblici continua ad accelerare e l'area metropolitana di Bologna rappresenta oggi uno degli esempi più significativi di una crisi che coinvolge l'intero Servizio sanitario nazionale. Il NurSind denuncia una progressiva emorragia di professionisti che, tra dimissioni volontarie, trasferimenti, pensionamenti e passaggi al settore privato, sta impoverendo gli organici e mettendo a rischio la qualità dell'assistenza.
Secondo le elaborazioni del NurSind, nell'ultimo anno l'Azienda USL di Bologna ha registrato tra le 250 e le 300 cessazioni di infermieri, mentre al Policlinico Sant'Orsola nel solo 2025 le uscite hanno raggiunto quota 240, in crescita rispetto alle 205 del 2024. Numeri che, secondo il sindacato, potrebbero confermarsi o addirittura peggiorare anche nel corso del 2026.
"La professione infermieristica non è più attrattiva e le aziende non riescono nemmeno a trattenere il personale già in servizio. È particolarmente preoccupante vedere colleghi con oltre cinquant'anni di esperienza scegliere di lasciare anticipatamente il lavoro. Insieme a loro perdiamo competenze, professionalità e capacità di affiancare le nuove generazioni. È il segnale evidente di una crisi profonda della professione infermieristica".
Antonella Rodigliano, segretaria territoriale e regionale del NurSind Emilia-Romagna
Il sindacato evidenzia come il fenomeno non possa essere attribuito esclusivamente ai pensionamenti. Pur rappresentando una componente importante delle cessazioni, questi ultimi non spiegano l'intera dimensione del problema. Al Sant'Orsola, infatti, le stime indicano circa 40-45 pensionamenti annui, un dato ben lontano dalle 240 uscite complessive registrate nel 2025.
A rendere ancora più critica la situazione è il fatto che gli infermieri costituiscono poco più della metà del personale del comparto, ma rappresentano una quota nettamente superiore delle cessazioni complessive.
"Gli infermieri rappresentano il 52,2% del personale del comparto del Policlinico Sant'Orsola, ma incidono per quasi il 60% di tutte le cessazioni registrate. È un dato che descrive chiaramente quale sia oggi la categoria maggiormente in sofferenza".
Dario Antichi, dirigente territoriale NurSind del Policlinico Sant'Orsola
Il quadro diventa ancora più allarmante osservando il progressivo svuotamento dei concorsi pubblici. Il NurSind sottolinea come nel 2016 il concorso per infermieri avesse raccolto oltre 14 mila candidature, mentre nel 2025 i partecipanti si sono fermati a 740, con appena 450 idonei. Una riduzione che testimonia il drastico calo di attrattività della professione e rende sempre più difficile sostituire il personale in uscita.
Sul medio periodo la situazione rischia di aggravarsi ulteriormente. Entro il 2030, nell'area Bologna-Imola, sono infatti previsti circa 665 pensionamenti, che potrebbero ampliare ulteriormente il divario tra fabbisogno assistenziale e disponibilità di personale.
Anche l'Azienda USL di Imola registra una costante riduzione degli organici infermieristici. I documenti di programmazione aziendale confermano un calo progressivo del numero di professionisti in servizio, fenomeno che la stessa azienda riconosce come diffuso anche nelle procedure concorsuali.
Per il NurSind, tuttavia, le cause non sono esclusivamente legate alla carenza di candidati.
"La fuga degli infermieri è alimentata anche da turni sempre più pesanti, da un carico burocratico crescente e dalla mancanza di una gestione realmente attenta dei professionisti con maggiore anzianità di servizio. In queste condizioni diventa difficile immaginare che il personale scelga di restare".
Anna Fabiano Esposito, delegata NurSind Ausl Imola
Il sindacato ritiene indispensabile un cambio di strategia sia sul piano organizzativo sia su quello politico. Secondo Antonella Rodigliano, senza interventi concreti il sistema sanitario pubblico continuerà a perdere professionisti qualificati proprio nei territori dove il costo della vita rende sempre più difficile vivere e lavorare.
"Occorre investire davvero sugli infermieri. Servono organici adeguati, carichi di lavoro sostenibili, turni più stabili, pieno rispetto dei riposi, incentivi economici per le aree più gravose, percorsi professionali credibili e un monitoraggio costante delle cause che spingono i colleghi ad abbandonare il servizio pubblico. Solo così sarà possibile invertire una tendenza che oggi rappresenta una delle principali minacce per il futuro della sanità".
Antonella Rodigliano, segretaria territoriale e regionale NurSind Emilia-Romagna
Per il NurSind, la crisi infermieristica non rappresenta più soltanto un problema occupazionale, ma una vera questione di tenuta del sistema sanitario. Senza professionisti sufficienti, motivati e valorizzati, garantire livelli assistenziali adeguati ai cittadini diventerà sempre più difficile.
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