Iscriviti alla newsletter

Cybersicurezza, NurSind: ''Minacce di sanzioni, ma negli ospedali pc obsoleti''

Giuseppe Provinzanodi
Giuseppe Provinzano
Pubblicato il: 03/08/2026

AbruzzoNurSind dal territorio

ASL 1 Abruzzo, Santilli (NurSind) attacca il nuovo regolamento: "Prima di colpire gli operatori servono formazione, strumenti e un sistema informatico che funzioni"


di Giuseppe Provinzano

"La cybersicurezza entra negli ospedali della ASL 1 Abruzzo con un regolamento di 69 pagine e, secondo il NurSind, con un paradosso difficile da ignorare: agli operatori sanitari vengono richiamate responsabilità e possibili sanzioni mentre nei reparti si continua a lavorare con pochi computer, spesso obsoleti e lenti, collegamenti inefficienti e un'assistenza informatica ritenuta insufficiente. Il sindacato delle professioni infermieristiche dell'Aquila punta il dito contro quella che considera una distanza sempre più evidente tra gli obblighi imposti sulla carta e gli strumenti realmente messi a disposizione di chi lavora ogni giorno accanto ai pazienti".


NurSind: "Prima gli strumenti, poi le sanzioni"

L'AQUILA, 03(08/2026 - La sicurezza informatica è una necessità ormai imprescindibile anche in sanità. Ma non può trasformarsi, secondo il NurSind dell'Aquila, nell'ennesimo carico di responsabilità scaricato su medici, infermieri e professionisti sanitari senza fornire prima formazione, tecnologie e supporto adeguati.

È durissima la posizione della segreteria territoriale guidata da Antonio Santilli dopo la deliberazione n. 1911 del 21 luglio 2026, dichiarata immediatamente esecutiva dalla ASL 1 Abruzzo e dedicata all'organizzazione della sicurezza informatica aziendale.

Il provvedimento, sottolinea il sindacato, arriva a distanza di anni dall'evoluzione della normativa europea in materia di cybersicurezza e contiene 69 pagine di disposizioni tecniche e organizzative che incidono anche sulle attività del personale.

A far scattare la protesta è soprattutto il richiamo rivolto agli operatori affinché garantiscano il rispetto dei principi previsti dal regolamento e ne assicurino la corretta attuazione, accompagnato dal riferimento a regole definite vincolanti e sanzionate.

«Si pretende il rigoroso rispetto di un sistema estremamente complesso da parte di professionisti che ogni giorno sono impegnati, spesso in condizioni di grave carenza di organico, prima di tutto a garantire l'assistenza ai cittadini», denuncia il NurSind.

Per Santilli il problema non è certamente la necessità di proteggere dati, reti e sistemi sanitari. La cybersicurezza è considerata indispensabile, soprattutto in un settore che custodisce informazioni estremamente sensibili. La contestazione riguarda invece le condizioni nelle quali queste nuove responsabilità vengono attribuite al personale.

Secondo la segreteria territoriale, infatti, prima di parlare di sanzioni sarebbe necessario chiarire quale formazione sia stata effettivamente garantita agli operatori, quali procedure debbano essere seguite e soprattutto quali strumenti tecnologici siano realmente disponibili nei reparti.

Ed è proprio sulle dotazioni che la denuncia diventa ancora più pesante.

«In molte realtà si lavora con uno o due computer, spesso obsoleti, lentissimi o malfunzionanti, e talvolta con una sola stampante. A questo si aggiungono collegamenti che procedono a passo di lumaca e che finiscono per sottrarre tempo all'assistenza», evidenzia il sindacato.

Una situazione che, secondo NurSind, rischia di produrre l'effetto opposto rispetto a quello desiderato: aumentare gli adempimenti informatici senza costruire un'infrastruttura capace di sostenerli, costringendo così infermieri e altri professionisti a trascorrere sempre più tempo davanti a postazioni inefficienti anziché accanto ai pazienti.

Il sindacato chiede inoltre di conoscere quali siano i riferimenti operativi ai quali rivolgersi in caso di problemi, lamentando difficoltà nei contatti con l'assistenza e sottolineando come, secondo quanto denunciato, una parte del personale non disporrebbe neppure di una mail aziendale.

Sul tavolo torna inevitabilmente anche il tema del grave attacco informatico subito dall'Azienda sanitaria negli anni scorsi e della conseguente esposizione di dati personali e sanitari.

NurSind ricorda di aver chiesto già nel maggio 2023 informazioni sulle procedure di backup adottate prima dell'attacco, sulla loro periodicità e sulla data dell'ultimo salvataggio disponibile.

«A distanza di anni attendiamo ancora risposte chiare su quelle procedure di backup e sulla gestione della sicurezza precedente all'attacco informatico», rimarca Santilli.

La segreteria territoriale evita dunque qualsiasi equivoco: nessuna contrarietà alla cybersicurezza, alla protezione dei dati dei pazienti o all'introduzione di regole più stringenti. Ciò che viene contestato è un modello che, a giudizio del sindacato, rischia di trasferire verso il basso obblighi e responsabilità senza intervenire con la stessa determinazione sulle carenze organizzative e tecnologiche.

Da qui l'affondo conclusivo rivolto direttamente alla Direzione generale.

«Prima di prospettare sanzioni agli operatori – conclude Antonio Santilli – l'Azienda spieghi cosa intende fare affinché tecnici informatici, responsabili dell'organizzazione e della formazione mettano realmente il personale nelle condizioni di applicare il sistema di cybersicurezza. Non si può pretendere sicurezza informatica senza strumenti, formazione e supporto adeguati».

Per il NurSind, dunque, la questione non è stabilire se la sanità debba essere più sicura dal punto di vista digitale. Su questo non ci sono dubbi. Il punto è capire chi debba costruire quella sicurezza e con quali mezzi, evitando che l'ennesima responsabilità organizzativa finisc