POCT nelle Case della Comunità, Agenas: ruolo, formazione e responsabilità degli infermieri
Un nuovo documento tecnico Agenas, aggiornato a luglio 2026, definisce organizzazione, responsabilità, formazione, qualità, manutenzione e sicurezza dei Point of Care Testing nelle Case della Comunità. Il modello è multiprofessionale, resta sotto la governance del Laboratorio clinico ma assegna un ruolo esplicito anche all’area infermieristica: i referenti clinico-infermieristici entrano nella gestione locale dei dispositivi, nella formazione degli operatori, nella verifica delle procedure e nella manutenzione, mentre gli infermieri sono richiamati anche nella presa in carico territoriale della cronicità e della fragilità.
La diagnostica si sposta sempre più vicino al paziente e, con l’attuazione del DM 77/2022, anche le Case della Comunità diventano uno dei luoghi nei quali gli esami di laboratorio possono essere eseguiti direttamente nel setting assistenziale, senza attendere necessariamente il percorso tradizionale di invio del campione al laboratorio.
È il modello dei Point of Care Testing, POCT, al centro del nuovo Documento tecnico sui Point of Care Testing in ambito territoriale a supporto dell’attuazione del DM 77/2022, pubblicato da Agenas nel Quaderno di Monitor 2026 e aggiornato a luglio 2026. Il documento costruisce un vero e proprio sistema organizzativo per la diagnostica decentrata, definendo governance, qualità, formazione, manutenzione, gestione del rischio, connettività e refertazione.
Il punto più interessante, soprattutto per il mondo infermieristico, è che il POCT non viene descritto come una tecnologia da “affidare” semplicemente a chi si trova vicino al paziente. Al contrario, Agenas costruisce un modello nel quale ogni operatore deve essere formato, autorizzato, valutato e inserito in una rete di responsabilità formalmente definite.
E in questa rete la figura infermieristica è espressamente richiamata.
Cosa sono i POCT e perché diventano centrali sul territorio
I Point of Care Testing sono esami diagnostici eseguiti direttamente in prossimità del paziente, al di fuori dei locali del Laboratorio clinico, generalmente per rispondere a esigenze di rapidità diagnostica, monitoraggio o organizzazione del percorso assistenziale.
Il documento chiarisce che i test sono normalmente eseguiti da personale sanitario che non lavora nel Laboratorio clinico, purché adeguatamente e continuativamente formato e addestrato all'utilizzo dei dispositivi. La Medicina di Laboratorio Decentrata può quindi essere svolta da operatori sanitari esterni al laboratorio, mentre il Laboratorio C-MLD conserva la responsabilità clinica, organizzativa e di controllo della qualità dell'intero sistema.
È un passaggio importante: l'esecuzione materiale del test può essere decentrata, la governance della qualità no.
La diffusione dei POCT viene collegata direttamente al rafforzamento dell'assistenza primaria previsto dal DM 77. Le Case della Comunità hub devono disporre di servizi diagnostici di base e i POCT sono indicati da Agenas tra le apparecchiature necessarie per la gestione e il monitoraggio delle patologie a maggiore prevalenza.
Dai glucometri agli emogasanalizzatori: cosa potrà essere eseguito vicino al paziente
Il documento non individua un unico pannello obbligatorio di prestazioni, perché la scelta deve dipendere dai bisogni clinico-assistenziali e dall'organizzazione locale.
Tra i dispositivi richiamati figurano però glucometri, coagulometri, emogasanalizzatori, analizzatori di chimica clinica, sistemi di immunometria, test rapidi immunocromatografici e piattaforme molecolari per la diagnostica infettiva.
La logica non è quindi quella del semplice test rapido occasionale, ma della costruzione di una vera rete di diagnostica di prossimità, integrata con il Laboratorio clinico.
Nelle Case della Comunità hub l'offerta di diagnostica decentrata viene considerata obbligatoria; nelle strutture spoke è invece facoltativa, sebbene Agenas ne raccomandi l'impiego quando occorra garantire un servizio immediato e facilmente accessibile, con particolare attenzione alle aree interne.
L’infermiere compare già nella presa in carico della cronicità
Il riferimento alla professione infermieristica compare già nella parte del documento dedicata alle attività delle Case della Comunità.
Agenas richiama infatti le macro-linee individuate per l'assistenza primaria e inserisce tra queste la presa in carico della cronicità e della fragilità, specificando che si tratta di attività a valenza multiprofessionale da realizzare “in integrazione con infermieri e specialisti secondo lo specifico bisogno”.
L'obiettivo è monitorare il paziente all'interno del percorso territoriale, intervenire tempestivamente e, quando possibile, ridurre accessi evitabili in ospedale o in Pronto soccorso.
È proprio in questo contesto che i POCT acquistano significato: la disponibilità immediata di determinati parametri può consentire al team territoriale di integrare la valutazione clinica senza spostare necessariamente il paziente verso altri setting.
Per l'infermiere territoriale, quindi, il documento non introduce semplicemente una nuova apparecchiatura da utilizzare, ma colloca la diagnostica di prossimità all'interno della presa in carico multiprofessionale.
Il Comitato POCT: prevista anche la componente delle professioni sanitarie
Agenas ritiene fondamentale istituire formalmente in azienda un Comitato Multidisciplinare POCT, C-POCT, con il compito di progettare, attuare e governare il sistema.
La composizione minima comprende il responsabile del Laboratorio C-MLD, la Direzione sanitaria, il Direttore delle Cure Primarie, il POCT Manager e la Direzione delle Professioni Sanitarie o un suo delegato, oltre al referente sanitario del Distretto o della struttura territoriale interessata.
In base alle esigenze locali possono inoltre entrare nel Comitato, o essere consultati, i referenti clinici e infermieristici delle strutture decentrate utilizzatrici, insieme ad altri professionisti delle Cure Primarie, dell'Assistenza domiciliare e ai case manager.
Il coinvolgimento infermieristico, quindi, non viene limitato alla fase esecutiva del test: può riguardare anche programmazione, organizzazione, valutazione del rischio e gestione del sistema.
La figura chiave: il referente clinico-infermieristico
Il passaggio più rilevante per la professione è contenuto nel riquadro dedicato alle figure coinvolte e alle rispettive responsabilità.
Agenas identifica esplicitamente il “Referente clinico/infermieristico del Distretto o della struttura decentrata” e gli attribuisce funzioni precise.
Il referente deve occuparsi del coordinamento locale del personale presente nella sede in cui viene svolta la diagnostica con POCT, della formazione degli operatori, della verifica del rispetto delle procedure, della gestione quotidiana dei dispositivi e della segnalazione delle criticità, collaborando inoltre all'analisi delle non conformità.
È un riconoscimento organizzativo non secondario, perché colloca il referente infermieristico nel punto di raccordo tra il Laboratorio C-MLD, il POCT Manager e gli operatori che utilizzano quotidianamente le apparecchiature.
Non si tratta dunque soltanto di “fare il test”, ma di presidiare localmente la correttezza del processo.
L’infermiere non sostituisce il laboratorio
Questo aspetto deve essere però chiarito con altrettanta precisione.
Il documento non trasferisce agli infermieri la responsabilità complessiva della diagnostica di laboratorio. La governance resta saldamente collegata al Laboratorio C-MLD, che mantiene il controllo del processo, della qualità e della correttezza analitica.
Agenas specifica infatti che la responsabilità finale della gestione integrata dei POCT ricade sul Direttore o Responsabile del Laboratorio, mentre ai singoli operatori competono le responsabilità operative relative alle funzioni assegnate.
Il modello è quindi costruito su una distinzione netta: responsabilità laboratoristica centrale e responsabilità operative locali, che devono dialogare attraverso procedure formalizzate.
Per l'infermiere questo significa maggiore spazio operativo, ma non autonomia indiscriminata sul processo diagnostico.
Solo operatori formati e autorizzati
Uno dei concetti ripetuti più volte nel documento è che la semplicità apparente dei POCT non deve portare a sottovalutare il rischio.
Un dispositivo può essere piccolo, automatico e facilmente utilizzabile, ma il risultato prodotto può incidere direttamente sulle decisioni cliniche. Per questo Agenas stabilisce che il personale che esegue i test debba essere formato, autorizzato, valutato e periodicamente monitorato.
La formazione deve comprendere non soltanto l'accensione o l'utilizzo materiale dello strumento, ma anche le fasi pre-analitiche e post-analitiche, la gestione dei campioni, reagenti e materiali di controllo, la prevenzione degli errori, la sicurezza, i limiti dei dispositivi e l'interpretazione dei messaggi di errore.
Il POCT Manager coordina la formazione insieme ai referenti clinico-infermieristici delle strutture decentrate, mentre l'aggiornamento deve essere mantenuto nel tempo attraverso re-training, soprattutto in caso di nuove tecnologie, modifiche organizzative o eventi avversi.
In presenza di una nuova apparecchiatura, nessun operatore dovrebbe utilizzarla prima di aver completato il percorso formativo previsto.
Non basta fare il test: bisogna anche eseguire i controlli di qualità
Gli operatori autorizzati non devono limitarsi all'esecuzione degli esami.
Il documento stabilisce che debbano essere formati anche alla corretta effettuazione e registrazione del Controllo di Qualità Interno, CQI, elemento fondamentale per verificare che il dispositivo stia producendo risultati affidabili.
Ogni attività deve essere documentata e tracciabile. Il sistema deve inoltre prevedere, quando disponibile, la partecipazione a programmi di Valutazione Esterna di Qualità, VEQ.
Il principio è netto: il risultato ottenuto in una Casa della Comunità deve avere requisiti di qualità e sicurezza comparabili a quelli del Laboratorio clinico tradizionale.
La rapidità non può quindi essere ottenuta sacrificando l'affidabilità.
Al referente infermieristico anche la responsabilità sulla manutenzione
Uno degli elementi più significativi del documento riguarda la manutenzione.
Agenas stabilisce che il referente clinico/infermieristico della Casa della Comunità, adeguatamente formato e autorizzato, abbia una responsabilità diretta nella manutenzione dei dispositivi POCT, in raccordo con Laboratorio C-MLD, POCT Manager e Ingegneria clinica.
Per la manutenzione ordinaria vengono richiamate attività quali pulizia e decontaminazione delle superfici, verifica del funzionamento, controllo dei materiali di consumo, monitoraggio delle condizioni ambientali e registrazione degli interventi.
Qui il testo merita però una lettura attenta: le attività devono sempre rispettare le indicazioni del costruttore, il livello di competenza dell'operatore e le procedure aziendali, mentre gli interventi tecnici specialistici restano affidati al personale qualificato.
È dunque un ruolo gestionale e di presidio locale molto più ampio rispetto alla semplice esecuzione del test.
POCT e rischio clinico: gli errori possibili sono numerosi
Agenas dedica un intero capitolo alla gestione del rischio, perché il decentramento della diagnostica modifica profondamente il flusso tradizionale del laboratorio.
Tra i rischi individuati figurano identificazione errata del paziente, scelta inappropriata del test, errori di raccolta del campione, insufficiente competenza dell'operatore, cattiva conservazione dei materiali, mancata calibrazione, trascrizione manuale dei risultati, esposizione biologica e cross-contaminazione.
Sono rischi che riguardano direttamente anche il personale infermieristico quando coinvolto nell'esecuzione dei test.
Da qui l'insistenza del documento su formazione, procedure standardizzate, identificazione univoca del paziente, controlli di qualità, manutenzione e connettività.
Il risultato non può finire su un foglietto
Un altro passaggio importante riguarda la gestione dei dati.
Agenas considera la connessione tra dispositivi POCT, LIS, sistemi informativi sanitari e Fascicolo Sanitario Elettronico una componente essenziale della sicurezza.
La registrazione manuale dei risultati deve essere evitata, perché aumenta il rischio di errori di trascrizione e duplicazioni. I sistemi dovrebbero invece consentire l'identificazione automatica dell'operatore, del paziente, del campione e del dispositivo utilizzato.
Il referto resta prodotto dal Laboratorio C-MLD, mentre la stampa direttamente generata dall'apparecchiatura viene definita “stampa strumentale” o “reperto” e può essere utilizzata in via preliminare, in attesa del referto formale.
Questo passaggio è importante anche per l'infermiere: leggere sul display un risultato non equivale automaticamente ad avere un referto definitivo di laboratorio.
La diagnostica rapida deve produrre un beneficio reale
Il documento mette in guardia anche dalla tentazione di moltiplicare indiscriminatamente i POCT.
L'introduzione di un dispositivo deve avere una motivazione clinico-assistenziale e produrre un vantaggio effettivo in termini di tempo di risposta, efficacia diagnostica, organizzazione e percorso del paziente.
Il costo del singolo test eseguito con POCT può essere superiore rispetto a quello di laboratorio, ma Agenas osserva che un utilizzo appropriato può produrre maggiore efficienza complessiva se consente decisioni tempestive, riduce spostamenti o ricoveri non necessari e accelera il trattamento.
Il POCT, dunque, non deve essere installato perché tecnologicamente disponibile, ma perché risponde a un bisogno concreto.
Cosa cambia per l’infermiere nelle Case della Comunità
Il documento non crea un nuovo profilo professionale né attribuisce automaticamente a tutti gli infermieri l'esecuzione dei POCT.
Fa però qualcosa di significativo: riconosce espressamente l'infermiere come uno dei professionisti che può entrare nel sistema organizzativo della diagnostica decentrata, sia nella presa in carico territoriale sia come possibile referente locale.
Il referente clinico-infermieristico viene coinvolto nel coordinamento degli operatori, nella formazione, nel rispetto delle procedure, nella gestione quotidiana delle apparecchiature, nella segnalazione delle criticità, nell'analisi delle non conformità e nel presidio delle attività di manutenzione.
È una responsabilità che richiede formazione specifica e che non può essere affidata informalmente.
Il principio è quello che attraversa tutto il documento: decentrare la diagnostica non significa decentralizzare senza regole.
Dalla Casa della Comunità a una nuova diagnostica territoriale
Il disegno Agenas è quello di una Medicina di Laboratorio che non rimane confinata fisicamente nel laboratorio, ma estende il proprio sistema di qualità fino al luogo nel quale il paziente viene assistito.
In questo modello la Casa della Comunità diventa uno dei nodi della rete e il POCT uno strumento attraverso il quale un bisogno diagnostico può trovare risposta rapidamente, mantenendo però standard di qualità, tracciabilità e sicurezza.
Per gli infermieri questo scenario apre uno spazio professionale preciso, soprattutto nei percorsi di cronicità, fragilità e monitoraggio territoriale, ma comporta anche nuove responsabilità organizzative e tecniche.
La novità non è quindi semplicemente che l'infermiere possa utilizzare un glucometro, un coagulometro o un altro dispositivo POCT. Questo avviene già da anni in molti setting.
La novità è che Agenas inserisce tale attività all'interno di un modello formalizzato di governance territoriale, nel quale il referente infermieristico può diventare uno degli snodi tra il paziente, il team della Casa della Comunità e il Laboratorio clinico.
Ed è probabilmente questo il passaggio più interessante per l'evoluzione dell'assistenza territoriale: diagnosi e monitoraggio diventano più vicini al paziente, ma richiedono professionisti sempre più formati, responsabilizzati e integrati nei processi di qualità.
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