di Elsa Frogioni

Infermiera - Assistente Sanitaria – Specialista in Epidemiologia Laureata in Scienze della Formazione e dell’Educazione

 

L’uomo è futuro, parte da un punto 0 fino a raggiungere un punto x, poi chissà. Forse è questa natura che ci porta  a dimenticare, specialmente le situazioni critiche che si credono ormai superate; ma tutto quello che dobbiamo fare per comprendere l’importanza dei vaccini è di guardare nella storia, per vedere quanti milioni di vite sono state perse, o quante persone sono rimaste permanentemente disabili, a causa delle malattie infettive. Oggi abbiamo una lunga lista di malattie che in passato hanno procurato sterminio e che siamo in grado di impedire; abbiamo eradicato il vaiolo attraverso una campagna mondiale, consentendo l'interruzione delle stesse vaccinazioni di routine. Potenzialmente, altre malattie infettive senza serbatoio extraumano possono essere sradicate con vaccini efficaci, l’eradicazione richiede alti livelli d’immunità nella popolazione in tutte le regioni del mondo per un periodo prolungato connesso a un adeguato sistema di sorveglianza. La poliomielite è la prossima sfida globale per la sua eradicazione. Attualmente anche se alta la copertura con il vaccino antipolio orale (OPV) ha determinato l’eliminazione a livello mondiale, del solo poliovirus tipo 2, la trasmissione del tipo 1 e 3 continua in aree limitate in alcuni paesi depressi, tale da ipotizzare strategie d’immunizzazione differenti e sviluppare le ricerche per migliorare i vaccini.

Oggi, le vaccinazioni riducono notevolmente le malattie, gli esiti invalidanti, i decessi e l’ingiustizia in tutto il mondo. Certo è difficile vedere quello che non si verifica,  ma resta il fatto che i vaccini salvano vite umane e prevengono inutili sofferenze, gli studi del CDC hanno evidenziato che i vaccini somministrati a lattanti e bambini negli Stati Uniti nel corso degli ultimi due decenni impediranno 322milioni di malattie, 21 milioni di ricoveri e 732mila morti.

Nonostante i fatti e le prove scientifiche che i vaccini sono responsabili dell'incredibile riduzione delle malattie in tutto il mondo, ci sarà sempre qualcuno che sarà incredulo e sospettoso e stimano come scelta migliore, quella del rifiuto alle vaccinazioni. Questi individui sono semplicemente persone che hanno paura. A volte concentrano le loro motivazioni, sul tentativo d'imputare ogni disturbo possibile  dall’AIDS, asma, allergie, autismo, ecc., sui vaccini, ignorando che le ricerche scientifiche smentiscono questi falsi miti, vedi il recente studio pubblicato su Jama (JAMA. 2015; 313 (15): 1534-1540.) che conferma la mancata correlazione tra autismo e vaccinazione con MMR.

Altre volte sono ossessionate dal rischio connesso alla vaccinazione. Nel caso del vaccino MMR, preferiscono concentrarsi sul meno di 1 su 1.000.000 di possibilità di una reazione avversa grave, piuttosto che 1 o 2 su 1.000 bambini che contraggono il morbillo probabilmente morirà. Ciò che è particolarmente frustrante in queste persone è la loro tendenza a trascurare la realtà presente e il passato, a ignorare i risultati della comunità scientifica e non riuscendo a sostenere nel merito le loro convinzioni, spesso chiudono le discussioni, ipotizzando complotti di case farmaceutiche e governi.

Per fortuna, la stragrande maggioranza delle persone si vaccina. Queste sono le persone che cercano di porre in essere azioni positive per proteggere se stessi, le loro famiglie e la loro comunità, contribuendo ai benefici della herd immunity  (immunità di “gregge”), che consente di ridurre la trasmissione di malattie prevenibili da vaccino. Purtroppo, però, la minoranza a volte può compromettere la mandria . Questa responsabilità come effetto collaterale pericoloso delle persone che non si vaccinano, non sempre viene tenuto in considerazione, in America, il problema è stato messo in grande evidenza da molti eventi, come il caso della famiglia Van Tornhout  e della morte la loro figlia di Callie a soli 38 giorni di vita. Callie ha contratto la pertosse prima che fosse abbastanza grande da cominciare il suo DTaP (difterite, tetano e pertosse) ciclo di vaccinazione.  La sua storia è emblematica di come una “semplice” epidemia di morbillo, possa realmente preoccupare quando purtroppo, ci sono molti bambini troppo giovani per ricevere il vaccino MMR (morbillo, parotite, rosolia) regolarmente programmato.  Se non si raggiuge una percentuale elevata di persone, bambini immunizzati (oltre il 70%), la malattia continua a trasmettersi, interessando fasce di età maggiormente vulnerabili. Le persone che non vaccinano i propri figli, non si rendono conto delle gravi conseguenze delle loro non scelte, sono spaventate dalla prolifica disinformazione onnipresente sul web, che rafforza i sospetti che i vaccini possono essere dannosi. Per paura di prendere la decisione sbagliata, non riescono a prendere il provvedimento responsabile di vaccinare, una non azione con effetti che mette a repentaglio la salute di altre persone e bambini nella loro stessa comunità.

Il problema fondamentale da risolvere riguarda quindi la paura, sul come intervenire nei meccanismi di difesa attivati dal timore di prendere una decisione sbagliata.

Medici e sanitari da decenni, conoscono e ben utilizzano gli strumenti della ricerca per valutare la sicurezza e l'efficacia dei vaccini, ma stiamo appena iniziando a esplorare come la scienza della comunicazione può aiutare a migliorare nei genitori l’accettazione dei vaccini. Uno studio pubblicato su PEDIATRICS (Volume 132, Number 6, December 2013) spiega l’importanza dell’"architettura" della conversazione sanitario-genitore.Lo studio, intitolato “The Architecture of Provider-Parent Vaccine Discussions at Health Supervision Visits”, ha esaminato il modo in cui i sanitari hanno discusso le raccomandazioni vaccinali con i genitori e come le diverse tecniche possono avere un impatto d'approvazione dei vaccini. 

I risultati dell’indagine pongono l’accento che non era quello che il sanitario riferiva sui vaccini, ma più specificamente come la conversazione era sia avviato e perseguito dal provider. Lo studio ha determinato che, se un sanitario avvia una conversazione con raccomandazioni sulle vaccinazioni utilizzando un “metodo presuntivo”, (come ad esempio: "Beh, dobbiamo fare qualche vaccinazione"), piuttosto che una modalità più partecipativa (come "Che cosa volete fare con le vaccinazioni?"), i genitori sono stati più propensi ad accettare le raccomandazioni del sanitario.

 

In sintesi lo studio ha messo in luce che

  •  La maggior parte dei sanitari (74%) ha avviato le raccomandazioni vaccinali utilizzando formati comunicativi presuntivi, ma significativamente più sanitari hanno scelto modalità comunicative partecipative con genitori “vaccino esitanti” (41% vs 11%).
  • Tra tutti i genitori, una quota superiore ha resistito alle raccomandazioni per le vaccinazioni, quando i sanitari hanno usato una forma comunicativa partecipativa piuttosto che in una modalità iniziale presuntiva (83% vs 26%.)
  • L'analisi ha dimostrato che l'uso di modalità comunicative partecipative da parte del sanitario è stato associato a un aumento significativo di resistenza dei genitori alle vaccinazioni.   
  • Quasi la metà dei genitori inizialmente resistenti, ha accettato le raccomandazioni alle vaccinazioni fornite dal sanitario se lo stesso ha continuato a perseguirle mostrando di non desistere dalle proprie convinzioni. 
  • Questi risultati sembrano particolarmente importanti, poiché solo il 50% dei sanitari ha di fatto perseguito nella loro originaria raccomandazione alle vaccinazioni, anche dopo la resistenza iniziale dei genitori.

Lo studio afferma che i sanitari possono essere più efficaci nelle loro raccomandazioni alla vaccinazione quando le condividono con fiducia e convinzione; certo il linguaggio del sanitario presuntivo/persistente/persuasivo, può essere percepito troppo “costringente”, ma un attento esame della comunicazione/relazione instaurata, ha evidenziato che è stata sempre gestita dai sanitari in modo professionale e rispettoso. 

Patsy Stinchfield, MS, RN, CPNP, Pediatric Nurse Practitioner per Malattie Infettive e Immunologia, Direttore Ospedale  del Minnesota per bambini, in una sua relazione ha spiegato con un esempio cosa s’intende per comunicazione “presuntiva”:

“Non ci aspetteremmo mai che un Cardiochirurgo ci chieda: Vostro figlio ha un grave difetto interatriale, che cosa volete fare a riguardo? Spetta a noi come operatori sanitari, indicare le giuste soluzioni, con la stessa chiara convinzione con la quale consigliamo un intervento al cuore salvavita, dobbiamo affrontare le conversazioni sulle vaccinazioni”.

Quest’approccio, può sembrare in contrasto con l'idea che i sanitari dovrebbero essere sempre impegnati in una comunicazione collaborativa con genitori e pazienti, un approccio partecipativo può essere considerato una "best practice" in molti casi, ma questo studio afferma che non è così efficace al momento di affrontare le decisioni che hanno una sola scelta medicalmente accettata come la vaccinazione.

Lo studio ha concluso che l'approccio presuntivo è stato più efficace nel suscitare approvazione alla vaccinazione nei genitori, altresì preoccupante è stato ravvisare che i sanitari hanno adottato un approccio partecipativo quando si relazionavano con genitori esitanti. Probabilmente i sanitari che possono avere intuito la titubanza dei genitori, sono stati condotti a valersi di una modalità meno conflittuale come l’approccio partecipativo, solo ora che lo studio è concluso, i risultati dimostrano che tale criterio è meno efficace.

Il fatto incoraggiante è che la persistenza paga. Ciò dovrebbe spingere i sanitari, che sono riluttanti a essere sempre forti e convinti nelle loro raccomandazioni, di non essere titubanti nell’adottare un approccio più “aggressivo”.  Questo studio dovrebbe rafforzare i sanitari nell’investimento emotivo relazionale con genitori indecisi, perché la loro sicurezza e atteggiamento tenace, motiverà il consenso dei genitori alla vaccinazione in un prossimo futuro.

Il ruolo del sanitario che sensibilizza e promuove le vaccinazioni non è facile. Le tecniche di comunicazione ritenute più efficaci spesso richiedono una quantità enorme di tatto, sensibilità, pazienza ed esperienza, ma è nella professionalità, nell’aggiornamento e formazione continua che i sanitari possono effettivamente valutare e affinare le proprie tecniche di comunicazione e continuare negli sforzi per migliorare i tassi di vaccinazione infantile. Dobbiamo sempre partire dal presupposto che i genitori vogliono fare ciò che è meglio per i loro figli, quindi vaccinandoli, secondo il programma consigliato.

I sanitari, gli infermieri, hanno il compito etico/professionale di non esimersi o essere riluttanti a impegnarsi sempre in una conversazione sui vaccini con gli amici o la famiglia. Non possiamo astenerci dal condividere le informazioni e le evidenze scientifiche accurate sui vaccini anche sui social media. Non dobbiamo aver paura di chiedere a un non-vaccinatore quali sono le sue obiezioni. 

Non lasciamo che il passato si ripeta, l’obiettivo comune è quello di debellare malattie infettive pericolose per l’umanità. Se ci fosse stato un vaccino efficace per l’ebola, qualche mese fa, milioni di persone si sarebbero vaccinati, senza esitazioni; riflettiamo e combattiamo le nostre paure nel modo giusto.

 

Fonti:

http://www.historyofvaccines.org/content/timelines/diseases-and-vaccines#EVT_100519

http://it.wikipedia.org/wiki/Vaccino_MPR

http://www.cdc.gov/mmwr/preview/mmwrhtml/mm6316a4.htm

http://www.cdc.gov/measles/about/complications.html

http://www.agenziafarmaco.gov.it/it/content/nuovo-studio-su-jama-conferma-che-non-esiste-correlazione-tra-il-vaccinotrivalente-e-l%E2%80%99auti

http://jama.jamanetwork.com/article.aspxarticleid=2275444&utm_source=twitter&utm_medium=social_jn&utm_term=171521429&utm_content=content_engagement%7Carticle_engagement&utm_campaign=press_release&linkid=13688333#.VTbaC9npmnA.twitter

http://www.who.int/bulletin/volumes/86/2/07-040089/en/

http://pediatrics.aappublications.org/content/early/2013/10/30/peds.2013-2037.full.pdf