The Times, Venerdì 16 ottobre, l’infermiera scozzese trentanovenne Pauline Cafferkey, sopravvissuta all’ebola, che contrasse in Sierra Leone, dove lavorava per Save the Children, (primo caso in suolo Britannico), è stata trasportata d’urgenza presso il Royal Free, per l’insorgere di una rara riattivazione del Virus.

Il Royal Free in un comunicato dichiara: “Ci rattrista annunciare che le condizioni di Pauline Cafferkey si sono deteriorate e la donna adesso è gravemente malata”. La donna si era sentita male la scorsa settimana a Glasgow, ricoverata al Queen Elizabeth Hospital, mostrava sintomi virali non specifici e per questo nonostante la sua storia clinica era stata rimandata a casa per poi essere trasferita d’urgenza a  Londra tre giorni più tardi,  e lì sottoposta ad isolamento (tratto e tradotto dal quotidiano Britannico The Times).

 Il caso di Pauline riapre scenari del tutto inaspettati e gravi, i sopravvissuti continuano a manifestare i sintomi anche dopo il recupero. Ma la donna non è la sola in questa situazione, si calcola che metà delle 16 mila persone sopravvissute alla febbre emorragica in Africa occidentale continui a manifestare sintomi come, intensi mal di testa, stanchezza cronica, infiammazioni agli occhi e dolore alle articolazioni. Non è chiaro se questo sia dovuto ad un sistema immunitario fortemente debilitato oppure alla persistenza del virus nel loro organismo.

Uno studio pubblicato sul New Engalnd Journal Medicine lancia l’allarme: il Virus Ebola resta silente nei fluidi del corpo e per l’esattezza nello sperma; inoltre anche i testicoli, il cervello, i bulbi oculari e giunture potrebbero rappresentare nascondigli in cui il virus continua ad annidarsi dopo la guarigione. Resta tutt’ora non provato se in questa situazione si rischi ancora il contagio.

Lo studio è stato condotto in Sierra Leone, dove si è sviluppata una delle peggiori epidemie di Ebola di sempre, iniziata a fine 2013 e che fin’ora in Africa Occidentale ha causato undicimila vittime.

Oggi il numero dei nuovi casi è sceso, si è passati da un picco di 1063 casi nella settimana del nove ottobre del 2014 a meno di dieci casi a settimana per undici settimane consecutive fino al sette ottobre 2015.

Nonostante l’epidemia sembra essersi attenuata, il virus Ebola può persistere nei fluidi corporei dei sopravvissuti durante la convalescenza. Il fluido umano in cui persiste maggiormente è lo sperma. Questo desta una certa preoccupazione per quanto riguarda la possibile trasmissione del virus al partner. Nel mese di Marzo 2015 una donna in Liberia ha ricevuto una diagnosi EVD e la sua unica esposizione potenziale che poteva essere accertata era il contatto sessuale con un sopravvissuto di sesso maschile di EVD.

Ci sono migliaia di superstiti in Africa occidentale, e molti sono uomini sessualmente attivi. La trasmissione sessuale del Virus potrebbe portare a nuovi focolai in diverse settimane o mesi dopo che tutte le catene di trasmissione note nella regione si sono interrotte.

Questi i risultati dello studio pilota che ha esaminato la Persistenza e la Vitalità del Virus Ebola nello Sperma:

E’ stato reclutato un campione di convenienza di 100 sopravvissuti di sesso maschile nel distretto occidentale della Sierra Leone, di questi per 93 si è ottenuto il seguente risultato: lo studio ha evidenziato come nel 60% dei sopravvissuti siano presenti tracce di virus dopo sei mesi dall’inizio dei sintomi e ancora nel 25% dopo nove mesi, persistenza massima fino ad adesso riscontrata.

 Non ci sono ancora informazioni sufficienti per valutare il rischio di trasmissione attraverso un rapporto sessuale, sesso orale ed altre pratiche sessuali. Nonostante il potenziale contributo alla scala dell’epidemia sia in gran parte sconosciuto, il numero senza precedenti di sopravvissuti, più di 16.000 in tutta la Sierra Leone, Guinea e Liberia, circa la metà di cui di sesso maschile sessualmente attivi, crea il rischio di trasmissione e iniziazione di nuove catene di trasmissione, anche mesi dopo la cessazione del focolaio. Anche se ci sono stati rari casi di EVD legati alla trasmissione per via sessuale, la ricerca è necessaria per verificare se il virus infettante può essere presente anche nel liquido vaginale ed in altri fluidi corporei.

Intanto rivelano i tabloid britannici che sono state identificate 58 persone che hanno avuto contatti con Pauline, tra questi ci sono anche dei bambini di scuola elementare. Pauline si era recata nella scuola , per raccontare la sua esperienza e si era intrattenuta con dei bambini.

Delle 58 persone venute in contatto con l’infermiera, a 40 di loro sono stati dati vaccini a titolo precauzionale.

Il professor Ben Neuman dell’Università di Reading, sottolinea che non dovrebbe esserci nessun pericolo, perché i pazienti sono considerati in grado di diffondere il virus solo quando i sintomi come diarrea, vomito e febbre sono palesi.

Nell’ottica di quanto detto l’OMS ed il Centro controllo delle Malattie hanno deciso di rivedere le linee guida per quanto riguarda il periodo di tempo in cui i sopravvissuti di EVD dovrebbero evitare contatti sessuali non protetti, inoltre stanno lavorando alla raccolta dati sugli effetti a lungo termine del virus, per capire cosa causi i sintomi della Sindrome Post Ebola e se questi siano contagiosi. I risultati di questi studi saranno determinanti per i Paesi dell’Africa Occidentale che stanno provando a rialzarsi dall’epidemia e per il resto del mondo, una trasmissione sessuale potrebbe essere deleteria, con conseguenze pari alla diffusione dell’ Aids.

Passato il clamore, nel silenzio della Stampa, l’ebola torna a fare Paura.

Per questo abbiamo colto l’occasione per ritornare sull’argomento, perché l’attenzione rimanga sempre alta, specie tra gli operatori sanitari.

Ci auguriamo che Pauline possa superare questo momento critico.