7 Novembre 2015, Sierra Leone è finalmente, dopo la Liberia “Ebola Free”. Lo ha reso noto  Anders Nordstrom,Direttore Generale della Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS),durante una cerimonia, tra le acclamazioni e gli applausi della folla, nella  capitale della Sierra Leone, Freetown,  alla presenza del Presidente Leone Ernest Bai Koroma.

L’epidemia, la più grave dall’identificazione del virus in Africa Centrale dal 1976, ha ucciso 11.300 persone di cui solo 4.000 per l’appunto in Sierra Leone.

L’Oms aveva già dichiarato in settembre di quest’anno la Liberia libera, adesso resta preoccupante la situazione in Guinea(paese da cui è partito il focolaio nel 2013), soprattutto nella regione di Forécariah, vicino al confine con Sierra Leone.

Sono molte le Organizzazioni non governative che operano in queste regioni dell’Africa, “Medici senza frontiere” ed Emergency ne sono un esempio; entrambe esultano alla fine dell’epidemia, ma lo fanno con cautela, affinché il livello di allerta e di monitoraggio resti sempre alto.

Un Paese è dichiarato Ebola Free quando, sono passati due periodi di 21 giorni(periodo massimo di incubazione del virus) e non è sopraggiunto nessun nuovo caso. Ma gli esperti sottolineano che il rischio persiste dopo i 42 giorni, soprattutto a causa della sussistenza del virus in alcuni fluidi corporei dei pazienti guariti, uno fra tutti la permanenza del virus nello sperma fino a nove mesi.

Infatti in Liberia che era stata dichiarata libera il 3 Settembre, fu soggetta ad una recrudescenza del virus nel giugno successivo.

Paolo Conteh,  leader della lotta a Ebola, componente del Centro Nazionale di Ebola(NERC), dichiara: “Dobbiamo essere vigili, questa non è la fine di Ebola, ma la fine dell’epidemia corrente”.

Intanto la Sierra Leone si prepara a festeggiare, dove tutto si era fermato in un clima irreale; adesso qualcuno timidamente torna a stringersi la mano, ma sono ancora pochi, il coprifuoco che spegneva la città alle sei di sera da un mese è stato eliminato, anche le scuole sono state riaperte, la vita sociale pacatamente ricomincia; si mischiano ancora paura e speranza in una popolazione decimata dal virus letale, ma anche da una scarsa prevenzione, da una totale assenza di educazione sanitaria, dalle pessime condizioni igieniche e  dei servizi idrici. E’ così che il virus si è diffuso, nell’ignoranza , nei tabù, nelle antiche credenze di stregoneria, qualcuno nei villaggi  crede ancora che Ebola sia il risultato di un maleficio.

Il livello di allerta deve dunque rimanere alto, la Comunità internazionale deve operare affinché il paese riparta e non torni indietro; e questo lo si può fare solamente non abbandonando la Sierra Leone, ma fornendo alla popolazione tutti gli strumenti che impediscano il nascere di nuovi casi di Ebola.

Strumenti fondamentali sono l’Informazione, la Prevenzione e l’Educazione Sanitaria.

Il permanere del virus nello sperma per 90 giorni, è motivo di preoccupazione, potrebbe riaccendere nuovi focolai, per cui è bene che la popolazione sia informata sulla prevenzione  e sull’importanza di rapporti sessuali protetti. Bisogna accompagnare le persone a tutti i livelli ed educarle a prendersi le proprie responsabilità; è importante che a tutti sia garantito l’accesso ai servizi sanitari gratuitamente.

Bisogna ancora operare sul territorio ed apportare migliorie al servizio idrico e alle condizioni igieniche, adesso per esempio non è più possibile seppellire un corpo come si vuole, ma bisogna informare le autorità.

Ci si chiede come un Paese può ripartire dopo la morte di 4000 persone, da cosa può ripartire. Forse lo può fare dalla speranza, ricominciare a costruire da quella speranza che leggiamo  nei volti e gesti degli operatori sanitari che, per più di un anno hanno lavorato in condizioni massacranti.

 

Ecco da dove ripartire dalla speranza che cancella il Terrore. Perché la Sierra Leone è la prova che Ebola si può sconfiggere.

 Fonte: Le Figaro -  Actualités

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