Definanziamento, sprechi, inefficienze: il nostro Sistema Sanitario è letteralmente imploso, è stretto in una morsa. Ha urgentemente bisogno di un piano di salvataggio, diversamente gli italiani dovranno tirare fuori la carta di credito anche per la accedere al pronto soccorso.

L’allarme arriva dal 3° Rapporto Gimbe sulla “Sostenibilità del SSN”, presentato il 5 giugno nella sala Capitolare del Senato, e dal quale sono emerse 12 azioni mirate a salvare il SSN.

 

«La Fondazione GIMBE – esordisce il Presidente Nino Cartabellotta – ribadisce che non esiste alcun disegno occulto di smantellamento e privatizzazione del Servizio Sanitario Nazionale, ma continua a mancare un piano preciso di salvataggio. Nella consapevolezza che la sanità rappresenta sia un considerevole capitolo di spesa pubblica da ottimizzare, sia una leva di sviluppo economico da sostenere, il Rapporto valuta con una prospettiva di medio termine il tema della sostenibilità del SSN, ripartendo dal suo obiettivo primario: promuovere, mantenere e recuperare la salute delle persone».

 

Il Rapporto si apre con i risultati di una revisione sistematica delle “classifiche” internazionali che valutano le performance dei sistemi sanitari, che ci pongono ai vertici di classifiche ormai obsolete.

L’unico sistema completo e aggiornato per individuare le aree di miglioramento è quello dell’OCSE, e per questo il Rapporto ha Rapporto ha analizzato 194 indicatori riportando per 151 di essi la posizione in classifica del nostro SSN, il dato nazionale e la media OCSE:

 

su 35 Paesi membri, l'Italia è al 26° sulla mortalità per tumore, al 27° per percentuale di fumatori adulti, al 30° per i fumatori adolescenti, al 32° posto per casi di leucemia nei bambini sotto i 4 anni (5,3 ogni 100mila contro una media di 4,7); al 28° per il volume di antibiotici consumati, al 29° posto per numero di infermieri occupati ogni mille abitanti (5,4 contro 9) e al 30° posto per presenza di medici con più di 55 anni (53,3% contro una media 34,5%), al 25° per numero di posti letto ogni mille abitanti (3,2 contro una media di 4,7), al 28° per numero di posti letto in strutture per le long term care ogni mille over-65 (19,2 contro una media Ocse di 49,7).

 

Un quadro per niente roseo.

Vediamo dunque tutti i dati emersi dal Rapporto Gimbe:

  • spesa sanitaria 2016, , secondo le stime effettuate, ammonta a € 157,613 miliardi di cui: € 112,182 miliardi di spesa pubblica; € 45,431 miliardi di spesa privata di cui € 5,601 miliardi di spesa intermediata (€ 3,831 miliardi da fondi sanitari, € 0,593 miliardi da polizze individuali, € 1,177 miliardi da altri enti) e € 39,830 miliardi di spesa a carico delle famiglie (out-of-pocket). Il 19% della spesa pubblica, almeno il 40% di quella out-of-pocket ed il 50% di quella intermediata non producono alcun ritorno in termini di salute.

 

  • Definanziamento pubblico, una vera e propria scelta politica confermata anche dall'ultimo Def, che fissa l'asticella del rapporto spesa sanitaria/Pil al 6,3%. La spesa sanitaria in Italia «continua inesorabilmente a perdere terreno e ci avvicina sempre di più ai livelli dei paesi dell’Europa Orientale». La spesa pro capite totale - pari a 3.391 dollari contro una media Ocse di 3.978 dollari e i 4.965 dollari della Germania - colloca l’Italia in prima posizione tra i paesi più poveri d’Europa: Spagna, Slovenia, Portogallo, Repubblica Ceca, Grecia, Slovacchia, Ungheria, Estonia, Polonia e Lettonia.

 

  • Lea, abbiamo il “paniere LEA” più ricco (sulla carta) ed un finanziamento pubblico tra i più bassi d’Europa». Un decreto quello sui livelli essenziali di assistenza privo di provvedimenti attuativi indispensabili a un'applicazione omogenea (ritardo nella pubblicazione dei nomenclatori tariffari e nella regolamentazione di monitoraggi e aggiornamenti) e con 5 regioni che non hanno ancora recepito il Dpcm.

 

  • Spechi e inefficienze, le stime sull’impatto degli sprechi sulla spesa sanitaria pubblica 2017: € 21,59 miliardi erosi da sovra-utilizzo di servizi e prestazioni sanitarie inefficaci o inappropriate (€ 6,48 mld), frodi e abusi (€ 4,75 mld), acquisti a costi eccessivi (€ 2,16 mld), sottoutilizzo di servizi e prestazioni efficaci e appropriate (€ 3,24 mld), complessità amministrative (€ 2,37 mld), inadeguato coordinamento dell’assistenza (€ 2,59 mld). Rispetto alle stime 2016, si riconosce un recupero complessivo di oltre € 1,3 miliardi, grazie ai numerosi interventi messi in atto.

  • L'espansione del secondo pilastro, la sanità integrativa, . «La proposta di affidarsi al “secondo pilastro” per garantire la sostenibilità del SSN – spiega il Presidente – si è progressivamente affermata per l’interazione di vari fattori: in particolare, nelle crepe di una normativa frammentata e incompleta che ha permesso alla sanità integrativa di diventare sostitutiva si è insinuata una raffinata strategia di marketing alimentata da catastrofici, ma inverosimili, risultati sulla rinuncia alle cure». Il Rapporto analizza in dettaglio il complesso ecosistema dei “terzi paganti” in sanità, le coperture offerte, l’impatto di fondi sanitari e polizze assicurative sulla spesa sanitaria e tutti i potenziali “effetti collaterali” del secondo pilastro: dai rischi per la sostenibilità a quelli di privatizzazione, dall’aumento delle diseguaglianze all’incremento della spesa sanitaria, dal sovra-utilizzo di prestazioni sanitarie alla frammentazione dei percorsi assistenziali.

 

Il piano di salvataggio del Ssn

1. Salute al centro di tutte le decisioni politiche non solo sanitarie, ma anche industriali, ambientali, sociali, economiche e fiscali

2. Certezze sulle risorse per la sanità: stop alle periodiche revisioni al ribasso e rilancio del finanziamento pubblico

3. Maggiori capacità di indirizzo e verifica dello Stato sulle Regioni nel pieno rispetto delle loro autonomie

4. Costruire un servizio socio-sanitario nazionale, perché i bisogni sociali sono strettamente correlati a quelli sanitari

5. Ridisegnare il perimetro dei Lea secondo evidenze scientifiche e princìpi di costo-efficacia e rivalutare la detraibilità delle spese mediche secondo gli stessi criteri

6. Eliminare il superticket e definire criteri nazionali di compartecipazione alla spesa sanitaria equi e omogenei

7. Piano nazionale contro gli sprechi in sanità per recuperare almeno 1 dei 2 euro sprecati ogni 10 spesi

8. Riordino legislativo della sanità integrativa per evitare derive consumistiche e di privatizzazione

9. Sana integrazione pubblico-privato e libera professione regolamentata secondo i reali bisogni di salute delle persone

10. Rilanciare le politiche per il personale e programmare adeguatamente il fabbisogno di medici, specialisti e altri professionisti sanitari

11. Finanziare ricerca clinica e organizzativa: almeno l’1% del fondo sanitario nazionale per rispondere a quesiti rilevanti per il Ssn

12. Programma nazionale d’informazione scientifica a cittadini e pazienti per debellare le fake-news, ridurre il consumismo sanitario e promuovere decisioni realmente informate.

 

da  3°Rapporto Gimbe, comunicato stampa