Da tempo si parla dei famigerati PFAS e di quali e quanti danni stanno procurando alle persone residenti nei territori incriminati. Ma cosa sono i PFAS? L’acronimo sta ad indicare le sostanze perfluoro alchiliche che sono largamente usate nella concia delle pelli, nel trattamento dei tappeti, nella produzione di carta e cartone per uso alimentare, per rivestire le padelle antiaderenti e nella produzione di abbigliamento tecnico, in particolare per le loro caratteristiche oleo e idrorepellenti, ossia di impermeabilizzazione.Le classi di PFAS più diffuse sono il PFOA (acido perfluoroottanoico) e il PFOS (perfluorottanosulfonato): quest'ultimo è usato per esempio nelle schiume antincendio.

Un medico di base di Zimella (un piccolo paese in provincia di Verona), la dott.ssa Elisa Dalla Benetta ha dichiarato che fra i suoi assistiti “[…] il 50 per cento ha un valore altissimo di ferritina, che è indice di infiammazioni croniche, inoltre ci sono molti più casi della media per quanto riguarda Alzheimer, disturbi specifici dell’apprendimento, infarti, ictus e casi di pubertà precoce”. Lei stessa ha sperimentato i danni da PFAS sulla sua salute e sulla sua tiroide. “Una signora trasferitasi in zona da Vicenza dieci anni fa - continua il medico - ha sviluppato un tumore alla tiroide. Lo stesso è accaduto a una mia paziente che arrivava da un paese extraeuropeo. Le mie erano piccole osservazioni di un medico, ma in linea però con la letteratura internazionale”.

In ambulatorio io ho ricevuto ex pazienti della Miteni, persone con 15mila nanogrammi per litro, che stavano alla catena di produzione. Ho chiesto: quanti di voi si sono sposati e hanno fatto figli? ‘Pochi, molti non si sono nemmeno sposati’. A uno di loro ho chiesto se, quando erano in spogliatoio, non avesse notato colleghi con le mammelle… ‘E lei come fa a saperlo, dottoressa?’ mi ha risposto sbalordito. Gli ho spiegato che quello è un effetto delle alterazioni ormonali. ‘E’ vero, avevamo tutti le tette e ci vergognavamo’. Si tratta di un fenomeno comunque regressivo se si applicano dosaggi ormonali”.

Il caso è esploso in questi ultimi anni, ma l’immissione delle sostanze tossiche nelle falde acquifere di un’ampia zona del Veneto dura da quarant’anni. La responsabile di questo disastro ambientale è, secondo il comitato “Mamme no PFAS”, la ditta Miteni di Trissino (VI) la quale, peraltro, ha depositato un’istanza di fallimento e quindi chiuderà i battenti.

Dicono le mamme del comitato che “[…] è stata contaminata la seconda falda d’acqua potabile più grande d’Europacon il conseguente avvelenamento di 400 mila persone (l’area di attenzione però coinvolge più di 800 mila persone)”. All’inizio di quest’anno, il Dott. Meneghini dell’ASL 8 di Vicenza ha registrato un aumento del 30% di tumori al seno (600 persone in più all’anno) nella zona di sua competenza.

Un problema, quindi, di vaste proporzioni e sul quale ricercatori, legislatori e cittadini stanno affannandosi alla ricerca di una soluzione che salvi la salute delle nostre acque e, di conseguenza, la nostra. Una domanda sorge spontanea, come diceva il buon Lubrano: ma per avere le giacche impermeabili e le padelle antiaderenti, valeva la pena fare tutto questo?

 

 

Riferimenti bibliografici:

  1. Loos R., Wollgast J., Huber T., Hanke G. (2007) Polar herbicides, pharmaceutical products, perfluorooctanesulfonate (PFOS), perfluorooctanoate (PFOA), and nonylphenol and its car-boxylates and ethoxylates in surface and tap waters around Lake Maggiore in Northern Italy. Analytical and Bioanalytical Chemistry. 387(4): 1469-1478
  2. Zhang S., Tan R., Pan R., Xiong J., Tian Y., Wu J., Chen L. (2018) Association of Perfluoroalkyl and Polyfluoroalkyl Substances With Premature Ovarian Insufficiency in Chinese Women. Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism. 103(7): 2543-2551