Ospedale di Ragusa, il NurSind denuncia: infiltrazioni d’acqua fermano le sale operatorie
Chiusure, disagi organizzativi e sicurezza a rischio: il sindacato chiede interventi strutturali definitivi
"Quando l’emergenza diventa consuetudine, non si può più parlare di fatalità. Le strutture sanitarie dovrebbero essere luoghi di massima tutela, per chi cura e per chi viene curato. E invece, ancora una volta, la cronaca ci restituisce l’immagine di ospedali messi in ginocchio da problemi strutturali noti, segnalati e irrisolti. È in questo contesto che la voce del NurSind torna a farsi sentire con forza, chiedendo risposte concrete e non più rinviabili".
Ragusa, 13/02/2026. Ancora infiltrazioni d’acqua all’ospedale “Giovanni Paolo II” di Ragusa e ancora disagi pesanti per operatori sanitari e cittadini. L’ennesimo episodio ha imposto la chiusura temporanea dei locali che ospitano le sale operatorie del blocco parto, oltre al corridoio destinato alle attività ambulatoriali di otorinolaringoiatria, senologia, ginecologia e ortopedia. Una situazione che riaccende i riflettori sulle condizioni strutturali del presidio ospedaliero e sulla capacità di prevenire criticità ormai ricorrenti.
La riapertura delle aree interessate è avvenuta nel giro di 24 ore, ma il problema resta tutto sul tavolo. Non si tratta soltanto di un inconveniente tecnico, bensì di un evento che incide direttamente sull’organizzazione delle attività sanitarie, sulla sicurezza degli ambienti e sulla continuità assistenziale. Il NurSind, da tempo impegnato nel denunciare le carenze strutturali dei presidi ospedalieri del territorio, torna a chiedere interventi risolutivi e non più soluzioni tampone.
"Per fortuna la riapertura è avvenuta nel giro di 24 ore, ma quanto accaduto, oltre a generare disagi organizzativi, solleva importanti questioni legate alla manutenzione delle strutture ospedaliere e alla gestione delle emergenze tecniche in ambito sanitario", sottolinea il NurSind.
Il trasferimento dell’attività operatoria ostetrica in una delle sale operatorie chirurgiche ha comportato una rimodulazione forzata delle agende, con inevitabili ripercussioni sull’intero assetto ospedaliero. Una criticità che si traduce in ripianificazione degli interventi programmati e possibili allungamenti delle liste d’attesa, a danno dei pazienti e del lavoro quotidiano dei professionisti sanitari.
"Il trasferimento dell’attività operatoria ostetrica in una delle sale operatorie chirurgiche comporta inevitabili ripercussioni sull’organizzazione ospedaliera. Gli interventi programmati vengono ripianificati, con possibili allungamenti delle liste d’attesa", evidenzia il segretario territoriale del NurSind, Giuseppe Savasta.
Il sindacato non nasconde l’amarezza per una situazione già segnalata nelle scorse settimane. Gli allarmi lanciati dal NurSind sulle gravi problematiche strutturali dei vari presidi ospedalieri non hanno trovato, ad oggi, risposte adeguate in termini di prevenzione e programmazione.
"Come sindacato avevamo già lanciato l’allarme qualche settimana fa sulle grosse problematiche strutturali dei vari presidi ospedalieri, ma non riscontriamo alcuna attività di prevenzione da parte della Direzione generale", ribadisce Savasta.
Il tema non è solo organizzativo, ma riguarda direttamente la sicurezza sanitaria. Le normative impongono standard rigorosi per le sale operatorie, soprattutto in termini di sterilità, controllo dell’aria e integrità strutturale. Anche una semplice infiltrazione d’acqua può compromettere questi parametri, rendendo obbligatoria la sospensione delle attività fino al pieno ripristino delle condizioni previste.
"Le normative vigenti impongono standard rigorosi per le sale operatorie. Anche una semplice infiltrazione può alterare tali parametri, rendendo obbligatoria la sospensione dell’attività fino al completo ripristino delle condizioni previste", conclude il NurSind.
Per il sindacato delle professioni infermieristiche la questione è ormai chiara: servono interventi strutturali definitivi, una manutenzione programmata e una visione strategica che metta al centro la sicurezza dei luoghi di cura e la dignità del lavoro sanitario. Continuare a rincorrere le emergenze significa accettare il rischio che episodi simili si ripetano, con conseguenze sempre più gravi per il sistema sanitario pubblico.
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