Per Salvatore Lo Presti, segretario territoriale NurSind di Alessandria: “Se personale e attrezzature non verranno adeguati i nuovi codici porteranno solo più problematiche e polemiche da parte dell’utenza”

In seguito all’accordo siglato in “Conferenza permanente per i rapporti tra lo stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano sulle “Linee di indirizzo nazionali sul Triage intraospedaliero”, l'attuale sistema dei pronto soccorso – organizzato per codice di priorità – verrà sostituito dal nuovo modello dove il paziente viene accolto in base al suo bisogno clinico ed alla complessità assistenziale grazie all’individuazione (a partire dal triage) del percorso più appropriato in base alle caratteristiche clinico-assistenziali. Questo come già avvenuto in Toscana dal 1° gennaio 2018.

Il nuovo triage utilizzerà codici numerici con una numerazione crescente al decrescere della priorità, in base alla valutazione del rischio evolutivo dei bisogni assistenziali e dell'impegno di risorse stimato per il trattamento.

I nuovi codici di Triage  saranno:

  •  Codice di priorità 1: emergenza - tempo massimo di attesa: immediato;
  •  Codice di priorità 2: urgenza indifferibile - entro 15 minuti;
  •  Codice di priorità 3: urgenza differibile - entro 60 minuti;
  •  Codice di priorità 4: urgenza minore - entro 120 minuti;
  •  Codice di priorità 5: non urgenza - entro 240 minuti.

Tutto questo apporterà dei miglioramenti al Sistema? A prima vista sì, perché si riducono i tempi di attesa per l’accesso alle cure, ma approfondendo la questione emerge chiaramente che siamo di fronte all’ennesimo tentativo di abbindolare con del “fumo negli occhi” l’utenza.

I pronto soccorso odierni sono già considerati alla stregua di una bolgia dantesca; in cui è noto l’orario di accesso ma non quello in cui si verrà trattati.

I  nuovi codici e le tempistiche così strettamente definite, in aggiunta a posti letto e personale dedicato inadeguato numericamente, alle apparecchiature e alle tecnologie obsolete, ma anche al progressivo invecchiamento della popolazione che porta a maggiori richieste di assistenza, di certo non produrranno il miracolo.

Allo stato attuale nelle Aziende – per entrare nello specifico Alessandrino – mancano Medici di Medicina e Chirurgia di Accettazione e d’Urgenza (ad esempio l’ASL ha assunto a tempo determinato, con contratto libero professionale, medici non specializzati per supportare l’attività in pronto soccorso), Anestesisti, Chirurghi e Ortopedici. Da ciò ne consegue un aumento delle liste d’attesa.

Sono disponibili solo infermieri, in virtù della graduatoria del concorso svolto ad inizio anno. Ma gli questi sono stati assunti, fino a raggiungimento del tetto massimo previsto dal piano di assunzione triennale a cui le aziende devono sottostare. Assunzioni che comunque non coprono, o coprono parzialmente, il fabbisogno.

Un altro esempio lo fornisce l’ospedale Infantile Cesare Arrigo (secondo polo pediatrico in Piemonte) che ha un pronto soccorso, ricompreso nel DEA interaziendale AL – AT, che a fronte di:

  • Una Sala triage con un infermiere;
  • Due Sale visite con un solo infermiere;
  • Quattro letti Osservazione Breve Intensiva con un infermiere;

ha in servizio solamente due infermieri per turno. Ma non è tutto. Oltre ai compiti già menzionati, infatti, i due infermieri in servizio si occupano anche dei trasporti verso altre strutture ed assicurano il servizio emergenza interno denominato MET. Sempre e solo in due.

Potrebbe trattarsi di un caso sporadico? No, questa è la normalità in tanti pronto soccorso della provincia.

Ecco perché se non verranno adeguati personale ed attrezzature i nuovi codici porteranno solo più problematiche e polemiche da parte dell’utenza, che richiederà a gran voce – tempistiche alla mano – il rispetto dei fantomatici minuti.