NDM. Dietro questa sigla, che sta per New Delhi metallo beta-lattamasi, si cela un batterio che sta preoccupando la Toscana. Una variante della klebsiella (un ceppo diverso), con geni di resistenza un po’ diversi dalle altre klebsielle.

Isolato per la prima volta nel 2008 in una turista svedese di ritorno dall’India, si è diffuso più volte in Europa, ma mai con queste concentrazioni.

Cos'è: Viene considerato tra i più resistenti agli antibiotici e in grado di portare a un rischio di mortalità fino al 70%, il batterio che sta "spopolando" in Toscana; in particolare, l'area nord ovest conta 350 pazienti portatori di NDM, di cui 44 infetti con presenza confermata di batterio nel sangue. Va ricordato che non tutti i soggetti che entrano in contatto con batteri resistenti ne diventano portatori e che solo una bassa percentuale dei soggetti portatori potrà contrarre poi un'infezione. Si tratta di un evento epidemico importante non solo per il numero di casi, ma anche perché evidenzia un cambiamento nell’epidemiologia degli enterobatteri resistenti ai carbapenemi, Questo cambiamento riduce le opzioni farmacologiche perché le infezioni correlate all’enzima New Delhi metallo-beta-lattamasi, non rispondono ai trattamenti di alcune tra le nuove combinazioni di inibitori beta-lattamici e beta-lattamasi. Inoltre, NDM ha un alto rischio di diffusione tra le strutture sanitarie europee e la presenza di un focolaio in una zona altamente turistica, come appunto la Toscana porta a un elevato rischio di trasmissione transfrontaliera.

Come si diffonde: Secondo i ricercatori a causare le infezioni da batteri NDM in India sarebbero le scarsissime condizioni igieniche in cui vive la maggior parte della popolazione indiana. A questo si aggiunge un uso sconsiderato degli antibiotici. 

Sono batteri che normalmente fanno parte della flora intestinale umana e che possono diventare resistenti appunto agli antibiotici. Il batterio è registrato ovunque in Italia, ha modalità di trasmissione per contatto.  

L’inosservanza delle buone pratiche di igiene, come il lavaggio delle mani da parte degli operatori sanitari negli ambienti ospedalieri, può essere una causa di trasmissione del batterio. Il contagio quindi può avvenire per contatto e spesso colpisce pazienti immunodepressi. L’infezione da antibiotico-resistenza in genere riguarda la popolazione ospedaliera.

I sintomi: Per conoscere i sintomi e gli studi clinici sull’infezione da batterio New Delhi è interessante conoscere la storia di una donna canadese di 76 anni. Nel 2010 la donna ha trascorso poco più di tre mesi in India ed è poi tornata nel suo paese in Canada, a Vancouver. Prima del suo viaggio era stata in buono stato di salute. (qui lo studio New Delhi Metallo-β-Lactamase)

Si manifesta come le altre infezioni sistemiche. I principali sintomi dell’infezione da batterio New Delhi sono febbre, infezione del tratto urinario, rush cutanei, dolori al torace, polmonite, problemi neurologici, a volte anche disturbi gastrici e artriti. 

Come difendersi: La profilassi da seguire è quella igienica, dal lavarsi le mani all’uso di presidi e strumenti monouso, fino all’isolamento del paziente, e deve riguardare non solo gli operatori ma i ricoverati stessi e i parenti che si recano in ospedale a far loro visita. L’uso corretto degli antibiotici è soprattutto l’attenzione da adottare, causa dell’aumento dei batteri resistenti. C'è da dire anche che non tutti i soggetti che entrano in contatto con batteri resistenti diventano portatori e solo una bassa percentuale dei portatori potrà contrarre un’infezione.