La cronaca quotidiana è colma di storie di malasanità, più o meno reali, a volte esasperate, che in molti casi, per come sono raccontate, creano sfiducia negli operatori sanitari ed istigano a quelli che ormai sono soventi comportamenti violenti a danno di chi opera in sanità.

Che il male faccia più rumore e clamore del bene è cosa risaputa.

Eppure tra le pagine del quotidiano il Tirreno, ho scovato storie di amore e di umanità, che nel più delle volte restano in ombra.

Quando si perdono riferimenti, punti fermi, certezze qui ci sono persone come voi che ci hanno fatto sentire a casa, trasformando un ricovero così impegnativo in un sentirsi in famiglia”.

E’ uno dei tanti bigliettini, che si trova timidamente nascosto, nella bacheca del reparto rianimazione della cardiochirurgia dell'edificio 10A dell'ospedale pisano di Cisanello.

Sono la chiara dimostrazione di quanta Italia c’è che sa ringraziare e riconoscere il lavoro degli operatori della sanità e, l’esempio chiaro di quanti operatori ci sono che lavorano con professionalità ed umanità, proprio là, dove il tempo si ferma, sospeso tra la vita e la morte, nella zona grigia della nostra esistenza.

 

«Pensavo che gli angeli non esistessero invece li abbiamo incontrati qui. Questa è una data che non scorderemo mai, dopo 53 giorni domani andremo in riabilitazione. Non vi ringrazieremo mai abbastanza»; ed ancora, «Durante questi quaranta giorni Mario ha incontrato medici e infermieri che con cura, pazienza e professionalità lo hanno accudito come un padre, come un nonno». Oppure: «La famiglia, pur colpita dal tragico epilogo della malattia del caro, sente il bisogno di esprimere il suo ringraziamento a tutti i medici e a tutto il personale dell'Unità di Terapia Intensiva per la professionalità, competenza ma soprattutto per la dedizione instancabile con cui si sono presi cura del proprio caro e per l'umanità e la disponibilità dimostrate nei confronti dei suoi familiari in questa situazione così drammatica».

Testimonianze di chi ha affrontato il dolore con compostezza, osservando con amarezza, l’aggressività di altri familiari:

«Con questa lettera, a distanza di poche settimane dalla perdita di mia moglie e di nostra madre vogliamo esprimervi il nostro sincero ringraziamento... Vi scriviamo perché possiamo immaginare quanto sia difficile confrontarsi con i familiari dei pazienti, con la maleducazione e l'arroganza che perfino noi talvolta abbiamo riscontrato nel tempo passato in sala d'attesa».

Ed ancora le parole di chi ce l’ ha fatta:

«Ora per me inizia una fase nuova e ci vorrà del tempo ma grazie a voi questa è l'ultima preoccupazione».

Scalda il cuore e lo accende di speranza sapere che un posto asettico come può essere una rianimazione, trasudi di gratitudine, di umanità.

In una sanità al declino non è tutto da buttare, c’è ancora chi è capace di lavorare bene, con professionalità, contro i media che vorrebbero solo raccontare il marcio e ci sono pazienti e familiari che sanno ancora credere nella capacità di chi opera nella sanità pubblica italiana.

Negli ospedali non ci sono solo attese e disorganizzazione.

Questi bigliettini, scritti con mano ferma o con calligrafia incerta, sono testimonianza di un’ Italia che ancora possiamo salvare dal baratro.

 

 

da il Tirreno