Ci eravamo già interessati nel recente passato dell’argomento #sutureless (vedi articolo), metodica che mette in pensione il vetusto sistema dei punti di sutura, considerati ormai pratica oltrepassata in quanto altamente rischiosa dal punto di vista infettivo ed anche estetico, ed apre ad un futuro nuovo nel quale le ferite saranno chiuse con metodiche “alternative” e CVC, PICC e dispositivi impiantabili saranno ancorati con semplici ed efficaci devices.

 

Ritorniamo adesso sull’argomento condividendo il contenuto di questo interessante articolo pubblicato sul sito www.greenme.it .

 

Atossica, flessibile e biodegradabile: una vera e propria colla a caldo promette di rivoluzionare il modo in cui si “chiudono” le ferite anche gravi. Un team di studiosi ha infatti messo a punto un super collante che, spalmato su una lesione, sarebbe in grado di richiuderla in modo perfetto, senza più bisogno degli antiestetici punti di sutura e senza lasciare cicatrici.

Loro sono i ricercatori israeliani del Technion–Israel Institute of Technology e hanno sviluppato una vera “pistola per colla a caldo” per far aderire i tessuti umani gravemente feriti.

Se attualmente le lesioni più gravi sono trattate con punti di sutura o graffette, che spesso presentano molti inconvenienti e per il paziente sono dolorosi, lasciano cicatrici e richiedono un’elevata abilità da parte del medico (e talvolta devono essere rimossi dopo la guarigione dei tessuti), questa colla medica, dicono i ricercatori, sarà in grado di produrre risultati medici e cosmetici nettamente migliori.

In realtà, nell’attuale pratica clinica già esistono sostanze adesive biochimiche usate nei pronto soccorso e nelle sale operatorie come suturanti, ma quelle attualmente disponibili sono limitate dalle loro stesse proprietà meccaniche e dalla loro tossicità. Anzi, poiché sono molto tossiche, possono essere utilizzate solo sulla superficie della pelle. Inoltre, l’indurimento della colla può rendere l’organo meno flessibile o l’adesione potrebbe non essere sufficientemente forte.

Tenendo a mente queste limitazioni, per il nuovo studio i ricercatori hanno a lungo cercato di sviluppare una colla adatta a diversi tessuti, un vero e proprio adesivo tissutale non tossico e flessibile anche dopo la solidificazione, capace anche di decomporsi nel corpo umano.

Come funzionerà? Si tratterà di fondere la colla e di spalmarla sul tessuto danneggiato con una sorta di pistola, che avrà riscaldato l’adesivo a una temperatura moderata – appena sopra quella del corpo – in modo da non provocare bruciature. Dopo l’applicazione, la colla si indurirà rapidamente e si decomporrà in poche settimane. La colla è adatta anche per le ferite degli organi interni ed è quattro volte più resistente degli adesivi esistenti utilizzati per questo scopo.

Ad essere utilizzato è basato su un policaprolattone (PCL o PLC), un polimero semicristallino sintetico biodegradabile, modificato con N-idrossi sintinico modificato biocompatibile a basso punto di fusione (star-PCL-NHS). Star-PCL-NHS è inserito in una pistola per colla e si scioglie con una pressione minima, spiegano i ricercatori. Viene schiacciato direttamente sulla ferita, dove si solidifica, legando saldamente entrambi i bordi della ferita.

Un metodo che, ne sono convinti gli studiosi israeliani, porterà allo sviluppo di dispositivi che ridurranno l’uso di punti e di graffette e accelereranno il processo di guarigione riducendo di molto anche le antiestetiche le cicatrici.