Dal mese di giugno di quest’anno è in atto, tra le Organizzazioni Sindacali e l’ASST di Monza, un lungo ed estenuante braccio di ferro. Dopo un faticoso accordo raggiunto sull’orario di servizio, il cinismo della dirigenza aziendale, all’approssimarsi del periodo estivo, sorda alle richieste di personale (sempre meno) dei vari Dipartimenti Aziendali ha costretto le OO.SS. a dichiarare lo stato di agitazione. Inutile il tentativo di conciliazione innanzi il Prefetto, quindi assemblee del personale (prima della pausa estiva), ancora assemblee (dopo la pausa estiva), mobilitazione, manifestazione e sciopero.

Per sapere le ragioni della protesta, abbiamo intervistato il Segretario Territoriale del NurSind Monza e Brianza, nonché coordinatore Regionale e membro del Consiglio Nazionale NurSind, Donato Cosi.

Qual è stato il fattore scatenante che ha convinto le OO.SS. a dichiarare lo stato di agitazione?

“Motivi ce ne sarebbero stati in abbondanza già da prima di giugno: l’accordo sull’orario di servizio ci ha sfiniti! Decine di incontri per discutere questioni a volte di lana caprina. La nostra soddisfazione, che ci ha per un attimo fatto desistere dal dichiarare lo stato di agitazione, è stata quella di aver portato a casa un importante accordo, contenuto nell’orario di servizio, ovvero il divieto di decurtare automaticamente ai lavoratori (tra tutti, ricordiamo i turnisti) la mezz’ora della pausa. Ma la tregua è durata pochissimo: alla vigilia delle ferie estive abbiamo appreso che i vertici aziendali non solo non avevano intenzione di integrare le scarse risorse dei Servizi ospedalieri ma, addirittura, in pieno periodo estivo, lasciare a casa alcuni lavoratori a tempo determinato, aggravando ancora di più la già drammatica situazione!”.

L’azienda ribadisce, come si può leggere dalle numerose dichiarazioni rilasciate agli organi di stampa, che il personale è presente in numero sufficiente…

“I vertici aziendali hanno ormai cristallizzato le repliche alle nostre proteste su un solo punto: i calcoli sono corretti, non manca personale, anzi! Sembra un disco rotto! Purtroppo non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, poiché le nostre proteste non si focalizzano sui numeri ma su alcuni concetti basilari, che riguardano sicurezza e qualità delle cure!”.

In altre parole?

“L’ASST di Monza dice che il personale è sufficiente perché usa un metodo di calcolo obsoleto, anacronistico e, aggiungo io, estremamente pericoloso: il calcolo del fabbisogno assistenziale attraverso il calcolo del minutaggio. Si tratta di un metodo che andava (forse) bene negli anni Ottanta, quando il lavoro nelle corsie era un quinto di quello di oggi! Negli ultimi decenni, importanti studi scientifici hanno dimostrato che il suddetto metodo è obsoleto e che nel terzo millennio è necessario, al fine di garantire una maggior sicurezza nelle cure, affidarsi a metodi basati sulla complessità assistenziale”.

E questi metodi garantirebbero un maggior numero di personale?

“A seconda del metodo e del reparto, ma danno sempre numeri superiori a quello del minutaggio. Va detto, per onestà intellettuale, che tale metodo di calcolo non è un’invenzione della nostra dirigenza, ma viene indicato dalla Regione Lombardia. Ma è anche vero che il nostro Direttore Generale, poiché garante di un livello di cure sicuro e di qualità, dovrebbe unirsi a noi nella protesta e riferire alla Regione del cattivo stato di salute dell’Azienda che gestisce. Invece preferisce mettere su sempre lo stesso disco rotto…”

Ci sono state diverse assemblee del personale, in questi mesi. Come sono andate?

“Benissimo! La partecipazione è stata massiccia! Un successo che è andato oltre le più rosee previsioni, segno che il malumore è ormai diffuso e i lavoratori stanno riacquistando, grazie anche all’azione unitaria di tutte le sigle presenti in RSU, maggior fiducia nell’azione sindacale!”

E ora, dopo la breve pausa estiva, alla ripresa delle azioni di lotta, la manifestazione e poi lo sciopero. Giusto?

“Esatto! La manifestazione, svoltasi nel pomeriggio di sabato 28 settembre, ha visto la partecipazione di numerose lavoratrici e lavoratori dell’azienda, ai quali si è unita anche parte della popolazione. Sono intervenuti anche alcuni personaggi politici a sostegno dei motivi della protesta. Lo slogan era “La salute è una cosa seria!”. Venerdì 4, invece, ci sarà una giornata di sciopero, con presidi agli ingressi dei due poli ospedalieri aziendali, ovvero Monza e Desio.”

Una dichiarazione, da Segretario di un sindacato di categoria, qual è il NurSind, che possa essere riassuntiva di quanto ci siamo detti.

“Noi, come NurSind Monza, crediamo che i cittadini meritino molto di più di un semplice “livello minimo di assistenza” e che debbano essere tutelati, durante il loro percorso in ospedale o sul territorio, nel migliore dei modi perché, non dimentichiamolo: un infermiere stanco, sfruttato e demotivato commetterà più facilmente errori, un reparto costruito sul modello tayloristico della catena di montaggio dispenserà più facilmente infezioni, un ospedale che non mette al centro l’uomo e le relazioni umane sarà destinato a fallire.