L’errore farmacologico può essere di comune riscontro nelle Unità di Terapia Intensiva (UTI) a causa di alcune caratteristiche proprie dell’unità operativa, come:

  • i pazienti critici in UTI ricevono una quantità e una varietà di farmaci significativamente maggiore rispetto ai degenti in altri reparti di cura
  • le somministrazioni avvengono prevalentemente per via endovenosa in bolo o in infusione continua, comportando specifici calcoli e frequenti aggiornamenti per garantire la dose ottimale;
  • si agisce in situazioni dove la quantità di informazioni cognitive necessarie per giungere tempestivamente a una decisione corretta può essere elevata e generare dei lapsus
  • i pazienti sono spesso sedati o non in grado di interagire con il processo terapeutico, con risorse fisiologiche spesso insufficienti per compensare ulteriori danni.

Ma quali gli errori più comuni, le cause e le strategie per evitarli?

La revisione pubblicata su Scenario, rivista dell’Aniarti, ci aggiorna sullo stato dell’arte in merito e sulle strategie.

 

  • Incidenza dell’errore farmacologico in UTI

Con metodi di approccio misto agli studi esaminati (osservazione, intervista, incident reporting e revisione delle cartelle cliniche), i tassi di incidenza dell’errore nelle terapie intensive variano tra i 20 e i 146 errori per 1000 giorni di degenza del paziente.

 

 

  • Errori più comuni nella somministrazione di terapia endovenosa

Gli errori più comuni sono:

somministrazione di dosi errate omesse o eseguite in orari sbagliati e nell’errata velocità di somministrazione. Gli altri errori riportati sono: somministrazione del farmaco sbagliato, inesatta tecnica di somministrazione, errata via di somministrazione ed errori di compatibilità tra farmaci.

 

  • Farmaci associati agli errori

Dagli studi esaminati si evince che le classi di farmaci più associate agli errori sono rappresentate in primis da farmaci antibiotici, analgesici e sedativi, subito seguiti da farmaci vasopressori e catecolamine.

 

  • Circostanze

Gli errori si concentrano più frequentemente in situazioni routinarie e meno frequentemente durante: procedure di accettazione e dimissione, spostamenti interni all’ospedale, situazioni indefinite, emergenze, intervent, situazioni di emergenza con altro paziente critico nell’unità.

 

  • Cause di errore e strategie di riduzione del rischio

Dietro all’errore di somministrazione di terapia endovenosa esistono sistemi complessi con molte persone, attività e tecnologie.

Questi sistemi interagiscono nel processo di gestione del farmaco, in ambienti e organizzazioni che possono incidere sulla sicurezza delle pratiche svolte.

Di fatto una delle principali cause di errore di somministrazione è la presenza di un errore nelle precedenti fasi del processo di gestione del farmaco raramente attribuibile ad un singolo operatore.

 

Attività: risultano essere principalmente colpite da problemi di tipo cognitivo che possono indurre all’errore ogni professionista coinvolto.

Essi sono legati alle abilità (come lavorare in maniera automatica omettendo delle azioni), agli schemi (come utilizzare impropriamente un protocollo corretto o utilizzare un protocollo errato) e alle conoscenze utilizzate (deficit di conoscenza).

I primi due si verificano più spesso in condizioni di stress lavorativo, pertanto è indispensabile attuare una comunicazione efficace che rinforzi l’unione del team, plasmando al meglio i flussi lavorativi.

Una strategia che i professionisti possono utilizzare per superare gli errori dovuti al farsi sfuggire delle azioni e alle dimenticanze è la meditazione consapevole.

Essa permette di riesaminare il proprio pensiero, condividendo le proprie idee con il resto dei membri. I Team che parlano delle diverse opzioni per la gestione del farmaco sono più propensi a scegliere gli interventi più appropriati.

Gli errori basati sulla conoscenza possono essere mediati, invece, attraverso una cultura che incoraggi l’apprendimento con metodi formali ed informali per migliorare le capacità degli operatori. Un tipo di metodo formale è l’attuazione di sessioni formative, che hanno dimostrato la loro efficacia nel migliorare la conoscenza degli infermieri per esempio sui farmaci ad alto livello di attenzione.

 

Organizzazione: è emersa l’importanza di promuovere nelle attività un clima di fiducia orientato al mantenimento della sicurezza.

È infatti grazie alla considerazione dei feedback delle persone coinvolte nei flussi di lavoro che è possibile intervenire in maniera mirata sull’anello della catena esposto ad un maggior rischio di errore.

In letteratura l’intervento più attuato e raccomandato per raccogliere e registrare queste segnalazioni è l’applicazione di un sistema di incident reporting.

È stato visto che gli operatori che vengono resi partecipi, in condizioni di autonomia, al processo decisionale, aumentano il loro impegno e che ciò è significativamente correlato a una buona cultura della sicurezza e ad un miglioramento delle condizioni lavorative.

È vero anche il contrario, scarsa attenzione o disimpegno verso la sicurezza dei pazienti in UTI è legato all’aumento degli errori e dei tempi di degenza.

 

Ambiente lavorativo: è caratterizzato un clima forte e caotico, con frequenti interruzioni e cambiamenti di personale.

Secondo il modello SEIPS, l’ambiente incide sui risultati di sicurezza dei pazienti. Il più preoccupante problema ambientale sono le costanti interruzioni vissute dagli infermieri durante la preparazione e la somministrazione dei farmaci, quando spesso è necessario gestire contemporaneamente un’elevata quantità di informazioni.

Uno studio ha dimostrato che gli infermieri sono interrotti in media 1,2 volte per ogni episodio di somministrazione di un farmaco

Altri fattori ambientali che possono influenzare negativamente il rischio di errore sono: rumori forti, scarsa illuminazione, aree di lavoro disordinate.

Dato che la preparazione e la somministrazione dei farmaci richiede un lavoro di tipo cognitivo e di concentrazione, sono necessari interventi per ridurre le interruzioni e le distrazioni.

Per affrontare questa problematica alcuni ricercatori hanno ideato le cosi dette “zone senza interruzione” in 2 Unità di terapia intensiva, contrassegnando linee rosse spesse intorno ad un carrello adibito alla preparazione del farmaco e hanno educato gli infermieri sull’importanza di non subire interruzioni.

 

E’ emerso come molti dei problemi, legati alla gestione dell’errore farmacologico, sono stati ridotti mediante Implementazioni Tecnologiche, tra cui: sistemi di prescrizione medica computerizzata (CPOE), somministrazioni mediante controllo di codice a barre e pompe infusionali intelligenti, rappresentano le più comuni e assumono un ruolo sempre più rilevante nel contenimento del rischio.

Tuttavia una tecnologia progettata senza una comprensione dell’attività degli infermieri di Terapia Intensiva risulta essere dannosa per i flussi di lavoro e deve essere rivisitata o sostituita, altrimenti può compromettere il suo uso benefico e portare all’introduzione di nuove fonti di errore. Per questo motivo ogni nuova implementazione tecnologica dovrebbe essere anticipata da un periodo di prova dove oltre alla formazione.

 

 

Da:

L’errore nella somministrazione di terapia farmacologica endovenosa nelle Unità di Terapia Intensiva: stato dell’arte e strategie

Daniele Donati1 , Daniela Tartaglini2 , Marco Di Muzio3 1 Dottore Magistrale in Scienze Infermieristiche ed Ostetriche, Direzione Infermieristica, Policlinico universitario Campus Bio-medico, Roma 2 Professore Associato di Scienze Infermieristiche, Direttore Infermieristico, Policlinico universitario Campus Bio-medico, Roma 3 Dottorando di Ricerca in Scienze Infermieristiche, Docente e Direttore didattico Corso di Laurea Magistrale in Scienze Infermieristiche ed Ostetriche, Facoltà di Farmacia e Medicina Università “La Sapienza”, Roma