Quando si parla di buone pratiche e di buona organizzazione orientata ai bisogni dei pazienti, ci riferiamo a progetti come quello messo in campo dal servizio di diabetologia dell'ospedale di Oristano. Parliamo proprio di quei progetti che sono volti a garantire le giuste cure, la giusta assistenza al paziente giusto, evitando che i servizi siano ingolfati da attività di ogni tipo. Organizzare significa mettere in campo le risorse disponibili perchè queste siano valorizzate, diventino produttive e rispondenti alle esigenze del pubblico. Pubblico che può trovare la risposta adeguata al suo problema senza per questo passare necessariamente dalla sola valutazione del personale medico, perchè quando un servizio è organizzato appunto, ogni attore della struttura ha il suo compito definito.

Si calcola che le visite inappropriate effettuate dal servizio siano circa 3.000 all’anno nel territorio della Ats-Assl di Oristano: circa il 29% del totale di quelle dedicate alla cura delle persone con diabete di tipo 2. Sulla base di questi dati si è deciso che il servizio potesse essere ristrutturato, puntando su una classificazione della gravità dei pazienti assistiti e sulla possibilità che che questa classificazione trovi le risposte necessarie appropriate attraverso il personale infermieristico e medico. Sono tre i livelli individuati: nel primo rientrano i pazienti con diabete di tipo 2 in dieta dieta o in terapia con farmaci ben compensati; seguono le persone con diabete di tipo 2 che assumono farmaci e hanno uno scompenso glico-metabolico; per finire, i pazienti con diabete di tipo 1 o 2, insulinodipendenti. Per i pazienti che rientrano nel primo livello è prevista una visita infermieristica all’anno e una visita diabetologica ogni due anni; per quelli che fanno parte del secondo livello la visita infermieristica sarà fissata ogni 6 mesi e quella diabetologia 1 volta all’anno; per quelli che rientrano nel livello più alto saranno mantenuti o intensificati gli attuali livello assistenziali.

L'innovazione sta tutta nella possibilità di ricevere un'assistenza su misura che tenga conto delle peculiarità della persona e della gravità della patologia, attraverso l'attivazione di un ambulatorio infermieristico che prende in cura il paziente ed attiva il percorso clinico assistenziale più adatto. I piani dell'azienda parlano dell'attivazione di altri ambulatori infermieristici territoriali così da creare una rete funzionale al servizio, alla sua efficacia ed efficienza sviluppando al contempo un'assistenza di prossimità ai pazienti, senza necessariamente rivolgersi ai servizi ospedalieri così da garantire maggiore intensità di cure a chi ne ha realmente bisogno ed evitare un'eccesso di controlli inappropriati a chi ha una patologia stabile.

"Si tratta di un modello innovativo – ha dichiarato il direttore dell’Ats-Assl Oristano Mariano Meloni nel presentare il progetto – basato su due pilastri: la valorizzazione della figura dell’infermiere e la maggiore sicurezza, appropriatezza e continuità dell’assistenza ai pazienti. Il progetto parte dal presupposto che le persone con diabete non presentino tutte le stesse condizioni clinichee che, a seconda dello stato di salute dei pazienti, sia necessario offrire una risposta più o meno intensa in termini di tempi e risorse professionali da dedicare a ciascuno, così che i pazienti più critici possano essere seguiti con maggiore costanza e che a quelli meno critici siano risparmiate visite inappropriate".

Si legge nel comunicato: "un ruolo chiave, nel processo di riorganizzazione, lo giocheranno gli ambulatori infermieristici diabetologici per intensità di cure (Aidic) distribuiti sul territorio provinciale, in cui opereranno infermieri dedicati alla cura e all’assistenza della persona con diabete, in grado di erogare prestazioni assistenziali, come il monitoraggio dello stato clinico del paziente e della glicemia, consulenze, valutazioni, educazione del paziente all’autocura e follow up, con una particolare attenzione al richiamo dei pazienti che si sottraggono ai controlli aumentando la probabilità di peggioramento della malattia, che spesso si traduce in ricoveri inappropriati. L’attività dell’Aidic avrà una propria autonomia, ma sarà strettamente connessa con l’attività del diabetologo, in un continuum di assistenza in cui ciascuno accompagnerà il paziente in un pezzo del percorso terapeutico".

 

Un percorso innovativo quindi che crede nella medicina di prossimità quale strumento di efficentamento del sistema, in una regione dove la riorganizzazione del Servizio Sanitario Regionale è passata dalla ristrutturazione dei vertici, attraverso l'istituzione dell'Azienda unica Ats e la rete ospedaliera anzichè dalla ristrutturazione dei servizi territoriali praticamente assenti.

 

Il servizio della diabetologia di Oristano merita una menzione anche perchè due pazienti oristanesi hanno beneficiato di un’importante innovazione nella gestione del diabete. Il dott. Gianfranco Madau e la dott.ssaMaria Maddalena Atzeni del Servizio di Malattie metaboliche e diabetologia della Assl di Oristano hanno infatti eseguito con successo in due pazienti con diabete l’impianto del primo sensore per il monitoraggio continuo della glicemia (CGM), per la rilevazione dei valori di glucosio nel sangue fino a 90 giorni senza necessità di sostituzione ogni settimana. "Il sistema è stato inserito durante una seduta ambulatoriale di pochi minuti. È bastata un’incisione millimetrica nella parte superiore del braccio per l’inserzione del sensore a livello sottocutaneo e l’impianto è stato eseguito in anestesia locale - commenta il responsabile del Servizio di Malattie Metaboliche e Diabetologia della Assl di Oristano Gianfranco Madau -. E’ un importante passo avanti per migliorare la qualità di vita dei pazienti". L'analisi dei dati consentirà una gestione del paziente tale da poter garantire sempre il migliore intervento possibile ed evitare le complicazioni che spesso conducono al ricovero. Anche questo sviluppo potrà contare sulla gestione del personale infermieristico del servizio territoriale ambulatoriale che si andrà a potenziare.

 

Sembrerebbe tutto molto ben fatto e condivisibile se non fosse per la reazione della Associazione Diabete Infantile Giovanile Adig che nella persona del presidente della sezione sarda Antonio Cabras, ha contestato la nuova organizzazione del servizio soprattutto nella parte in cui questo è affidato alla visita dell'infermiere. Dichiara il presidente Cabras: il modello innovativo, si basa sulla valorizzazione della figura dell’infermiere, sulla maggiore sicurezza, appropriatezza e continuità dell’assistenza. Sono spiacente sottolineare che tale modello non è stato sottoposto alle organizzazioni dei diabetici Adig Sarda. Non sono chiare le prestazione degli infermieri (...). Gli infermieri non possono lavorare autonomamente, fornire diagnosi o la formulazione di piani di intervento, valutare la cadenza delle visite, la qualità di cura, una eventuale proposta di modifica della terapia ecc… Azioni queste che devono essere prettamente di pertinenza medica al fine di prevenire o curare le complicanze. (…) Ci chiediamo - conclude Cabras - se forse non sarebbe meglio riorganizzare il Servizio con incremento di  personale medico con particolare attenzione a garantire la disponibilità di un’assistenza plurispecialistica, oculistica, cardiologia, ecc… per la prevenzione delle temibili complicanze con l’assicurazione delle varie consulenze e l’attuazione dei programmi di educazione sanitaria continua.

 

Pare evidente che il presidente dell'associazione Adig, cui va certamente il merito di tenere alta l'attenzione sulle risposte che il Servizio Sanitario Regionale offre ai tanti malati di diabete, non abbia ben chiaro chi sia l'infermiere, cosa fa, di cosa è responsabile e perchè. Se avesse questa conoscenza, siamo certi, non potrebbe che essere felice di sapere che gli associati e i malati possono disporre di una così qualificata e ramificata possibilità di accesso al servizio.

 

A stretto giro di posta non si è fatta attendere la risposta del Collegio degli Infermieri IPASVI di Oristano il cui presidente Raffaele Secci, si è sentito in dovere "di puntualizzare alcune affermazioni azzardate circa il “poter fare” dell’Infermiere". Scrive Secci riferendosi al presidente Agit: "la inviterei ad una attenta lettura del Profilo professionale dell’Infermiere e più specificamente:

  • il DM 739/94, che sancisce le aree di competenza, autonomia e responsabilità proprie di tale professionista e il ruolo paritario che agisce all’interno dell’equipe sanitaria; 
  • la L. 251/2000, che al 1? comma dell’art.1 testualmente recita: “gli operatori delle professioni sanitarie dell’area delle scienze infermieristiche e della professione ostetrica svolgono con autonomia professionale attività dirette alla prevenzione, alla cura e alla salvaguardia della salute individuale e collettiva, espletando le funzioni individuate dalle norme istitutive dei relativi profili professionali nonché dagli specifici codici deontologici ed utilizzando metodologie di pianificazione per obiettivi dell’assistenza”.

Prosegue Il presidente Secci: “ la normativa e la giurisprudenza che negli anni ha preso corpo pongono l’infermiere quale unico responsabile dell’intervento assistenziale infermieristico, garante della corretta applicazione diagnostico-terapeutica, parte integrante della ricerca in ambito sanitario.
(…) L’infermiere si forma con un percorso universitario triennale, ha l’obbligo di integrare il proprio bagaglio formativo periodicamente con i corsi d’aggiornamento, spesso ha conseguito dei master quando non anche la laurea magistrale”. (…). “Alla luce di quanto detto, ritengo doveroso rivolgere un plauso a quanti hanno consentito l’avvio di questo progetto che mira all'erogazione di un servizio rispondente ai criteri di efficienza/efficacia e nel contempo riconosce la centralità del ruolo dell’Infermiere nel percorso preventivo e clinico assistenziale del paziente diabetico”.

Un progetto finalmente innovativo, che punta il suo sviluppo sulla figura dell'infermiere non può che portarsi dietro una polemica. Questo deve far riflettere su quanto gli organismi istituzionali di rappresentanza, debbano ancora fare perché il valore e il compito della figura infermieristica da parte di tutti i portatori di interesse e della società in genere, sia presto ed inequivocabilmente riconosciuto senza dubbi di sorta.

Andrea Tirotto