Durante il primo Congresso Fnopi, il professore Fabrizio Carmignani, ha presentato i risultati di un’indagine Istat in seno alla distribuzione lavorativa del personale infermieristico, per età, sesso, tipo di turnistica e luogo di lavoro.

L’indagine ha scattato un’autentica fotografia della categoria infermieristica: infermieri anziani e stanchi, che risentono di una turnistica atipica, nata per sopperire alle carenze di organico, date dal blocco del turn-over cominciato nel 2011 quando, le regioni italiane subivano già gli effetti del piano di rientro economico.

 

I risultati

Secondo la Rilevazione della Forza lavoro dell’Istat, l’occupazione complessiva degli infermieri è passata dagli 381.000 del 2012 ai 384.000 del 2016; la cifra comprende la larga fetta di professionisti che operano in strutture diverse da quelle del SSN( private, convenzionate e non), ed all’interno delle strutture ospedaliere, da quei dipendenti che fanno capo alle agenzie interinali.

I servizi ospedalieri restano il luogo principe dell’occupazione, al 2016 vi lavora il 78,1% degli infermieri, mentre negli altri comparti non supera il 10%: la maggior parte degli studi medici non richiede la presenza degli infermieri, i due gruppi maggioritari sono costituiti da medici e da personale di segreteria.

 

Il lavoro su turni

Uno degli aspetti principali dell’indagine Istat è il lavoro su turni, che ha una ricaduta profonda sulla condizione lavorativa degli infermieri ed anche sull’assetto organizzativo.

Il lavoro standard su turni a cadenza, si è via via esaurito, mentre è aumentato il lavoro atipico, nato per superare le carenze organiche, pochi infermieri che non ce le fanno più a fronteggiare la crescente domanda sanitaria di una popolazione che invecchia.

L’invecchiamento della popolazione non esula la categoria infermieristica, che da anziana si ritrova a non avere la forza di fronteggiare i bisogni sanitari di una società diversa.

Gli infermieri hanno le quote più elevate di lavoro a turni, rispetto alle altre professioni.

I turni riguardano i ¾ degli infermieri dei servizi ospedalieri ed il 60% degli altri comparti della sanità-assistenza.

  • Il 68,3 % lavora di norma la domenica

  • il 57,8% ha lavorato di notte nelle ultime 4 settimane

  • il 44,4% ha lavorato di notte per 2 o più volte alla settimana

  • l’11% ha lavorato di notte una volta a settimana.

L’incidenza del lavoro su turni è aumentata negli ultimi 5 anni, con un + 4% nella modalità disagiata: lavoro serale e notturno.

 

 

Dal punto di vista dell’orario di lavoro

Gli infermieri lavorano:

  • 36,8 ore settimanali nei servizi ospedalieri

  • 37,2 ore negli altri comparti della sanità-a

senza distinzione tra uomini e donne.

 

L’occupazione degli infermieri in relazione al sesso

La popolazione infermieristica è costituita per ¾ da personale femminile; l’incidenza femminile è aumentata nel periodo preso in considerazione, dal 71% del 2012 al 75,2% del 2016.

La distribuzione non è omogenea nei vari comparti, le donne sono:

  • il74,4% nei servizi ospedalieri

  • l’80% negli studi medici e nelle strutture di assistenza residenziale

  • il 90% nelle strutture di assistenza non residenziale

  • il 70% negli altri servizi di assistenza sanitaria.

 

L’occupazione degli infermieri in relazione all’età

Nel 2012:

  • il 16% degli infermieri aveva meno di 35 anni

  • la percentuale maggiore era presente nella classe centrale, tra i 35 ed i 44 anni di età

Nel 2016:

  • è diminuita la consistenza dell’età centrale tra i 35 ed i 44 anni, passata dal 38% al 28,3%, mentre è aumentata la classe anziana, tra i 45 ed i 54 anni, passata dal 33,8% al 37,9%.

 

Come sono gestiti i turni in relazione a sesso ed età?

L’organizzazione del lavoro tende, non riuscendoci, a salvaguardare le donne e gli infermieri più “anziani”: le donne che devono sorreggere i carichi familiari e gli infermieri con più di 45 anni che hanno alle spalle parecchi turni di lavoro notturno.

Questa protezione, come anticipato, non è del tutto possibile, visto che donne ed “anziani” costituiscono la maggior fetta della categoria infermieristica, e quindi grava su di loro l’organizzazione dei turni:

  • il 58% delle infermiere lavora di sera

  • il 53,5% delle infermiere lavora di notte

  • il 54,1% degli infermieri anziani lavora di sera

  • il 50,2% degli infermieri anziani lavora di notte

 

Tra il 2011 ed 2016 il lavoro notturno è aumentato sia in estensione (quota maggiore di persone coinvolte), sia in intensità (due o più notti a settimana), ed ha coinvolto tutti, senza distinzione di età.

La popolazione infermieristica si sta spostando verso l’età avanzata, quindi il disagio aumenta e colpisce una popolazione sempre meno in grado di sopportarlo.

A questo problema si aggiunge la condizione in cui questi turni disagiati sono lavorati.

L’analisi condotta dal Centro studi Fnopi, conferma e quantifica quanto dichiarato: in una situazione di aumento della domanda sanitaria ma di stasi dell’occupazione, il maggior ricorso alla turnazione atipica, rimane l’unica strada per assicurare il funzionamento delle organizzazioni.

L’incremento dell’intensità e della estensione dei turni di lavoro, comporta maggiore fatica e stress, soprattutto per quanto riguarda il lavoro serale e notturno.

L’incremento dei lavori a turni è dunque un indicatore di disfunzione organizzativa e se facciamo una comparazione geografica, il trend segue quello che già è noto, al Sud le cose vanno sempre peggio: il maggior lavoro serale e notturno lo si riscontra nel Mezzogiorno( dove le regioni sono tutte in piano di rientro economico con blocco del turn-over e senza ricambio di organici): il 63,6% degli infermieri del sud lavora di notte, contro il 54,8% degli infermieri del Nord.

 

 

Fonte: Dati Istat- Centro Studi Fnopi