E’ attraverso i Social media, nello specifico Facebook, che la FNOPI, ha reso noto agli infermieri di, essere a lavoro per arrivare alla stesura definitiva del nuovo codice deontologico, risultante di un lungo lavoro di analisi e di inclusione delle centinaia di osservazioni giunte da Ordini e Associazioni dei cittadini.

Innanzitutto, mi verrebbe da dire “Era ora!”, era dal lontano febbraio 2017 che non se ne aveva notizia, da quando si diede il via alle consultazioni pubbliche sul testo della prima stesura, poi più nulla, un assordante silenzio fino a qualche ora fa.

E con rammarico devo ammettere che sono sicura che niente di buono potremo aspettarci da questo improvviso frastuono, per due motivi:

Primo. Tra i presenti alla discussione per la stesura definitiva del codice vi sono vecchi fantasmi e vecchi “filosofi”, volti già conosciuti; vi è persino un rappresentante della Cei (e perché non un rappresentate anche di altri culti, mi sbaglio o la nostra è una professione laica?), ma con grande dispiacere e senza sorpresa, il grande assente è l’Opi di Pisa, che ha già scritto un codice deontologico. Nessuno dei partecipanti alla stesura del codice deontologico pisano è stato invitato, nemmeno il presidente Emiliano Carlotti.

 

Il codice di Pisa

E’ stato un lavoro complesso ed innovativo quello dell’Opi di Pisa, al quale si sono dedicati tutti i componenti del consiglio del Collegio, coordinati dal presidente Emiliano Carlotti e con la supervisione del professor Ivan Cavicchi.

Quella prodotta è una versione completamente rivista del Codice infermieristico che elimina il tanto insidioso art 49 e ridisegna profondamente le linee di intervento dell’infermiere, sposando totalmente la logica della cooperazione interprofessionale , che possiamo apprezzare nei due articoli che seguono:

L’infermiere ha il dovere professionale e l’obbligo morale di agire il suo ruolo autonomo all’interno di rapporti di ausiliarietà reciproca complementare e, di fronte ad imprevisti, di concorrere alla vicarianza”.
 
E ancora:“L’infermiere ha il dovere professionale e l’obbligo morale di farsi promotore di progetti di riorganizzazioni del lavoro che puntino a riformare dinamicamente, secondo il principio di interdipendenza, i rapporti tra ruoli professionali al variare dei contesti”.

 

 A cambiare è anche il rapporto con il pazienteche nel Codice pisano diventa “contraente” perché, si spiega, “oggi il “paziente” si è emancipato diventando “esigente”, cioè un soggetto consapevole dei propri diritti non più “beneficiario” passivo ma “contraente”, che tende a contrattare le condizioni delle cure di cui ha bisogno” . 
 
E ancora: “Oggi il malato non è più il classico “assistito” ma molto di più. Si tratta di un mutamento che è alla base di molte problematiche della professione e pone questioni deontologiche di primaria importanza”.
 
In altri termini, come, recita alla lettera un articolo del nuovo Codice proposto dal Collegio di Pisa, “L’infermiere riconosce nella persona malata e nella comunità di salute un contraente”, sottolineando come, “con il termine contraente si definisce la condizione sociale e politica della persona malata e della collettività di salute, in ragione della quale viene superato il concetto di beneficiario cioè di colui che beneficia dell’assistenza infermieristica, per affermare quella di colui che in quanto titolare dei diritti di salute è come se stipulasse, ai fini della cura, un contratto sociale con la professione infermieristica”.

Un lavoro complesso, articolato, innovativo ed al passo con i tempi che la Federazione avrebbe dovuto prendere in considerazione, ma così non è stato, preferendo rimanere ancorati a quella bozza di codice che ricordiamo, vetusta e scritta male, nella forma e nei contenuti.

E qui interviene il secondo motivo per il quale ritengo che da questi incontri non verrà fuori niente di buono: la bozza del codice deontologico presentata nel lontano febbraio 2017, se qualcuno ha dimenticato, io no.

Ricordo, e mi percorre un brivido di terrore, mentre lo faccio, che fu talmente una delusione che a stento riuscivo a chiamarla “Codice”, se non fosse che mi ricordava un enigma, per tanto era scritta con un linguaggio vecchio ed incomprensibile.

Un piccolo codice, non chiaro, non condiviso, scritto male (“chi parla male pensa male” diceva un personaggio di un film di Nanni Moretti) che non fu certo una buona presentazione per una professione e per una Presidente che volle e vuole porsi come fautrice del cambiamento.

Il Cambiamento sì, ma quale cambiamento, se ad oggi il modus operandi è sempre lo stesso? E’ una vergogna che un Ordine non abbia preso in minima considerazione un codice, quello di Pisa, che ci mancherebbe migliorabile e perfettibile, ma sicuramente un codice già pronto, scritto con linguaggio attuale ed al passo con una professione che cambia e che si rapporta con una società moderna.

Mi viene da pensare che da Ipasvi ad Ordine sia solo cambiata la forma e non la sostanza, che quel tanto sperato Cambiamento non c’è e non ci sarà.

Più di un anno fa , Presidente Mangiacavalli, la esortavo a non deluderci e a non deludermi, proprio in merito alla discussione sul codice.

Oggi, Presidente, le posso confermare che mi ha delusa, in questo Ordine non riesco a scorgere il futuro, non riesco a scorgere innovazione e dibattito vero su cose tangibili e reali.

 

 

 Il Codice di Pisa.pdf