Mobilità bloccata per 5 anni per i dipendenti delle aziende del Servizio Sanitario Nazionale, è quanto contenuto nel TESTO COORDINATO DEL DECRETO-LEGGE 28 gennaio 2019, n. 4, «Disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni.».

 

Articolo 14

Disciplina delle capacità assunzionali delle regioni, degli enti e delle aziende del Servizio sanitario nazionale, nonchè degli enti locali.

 

5-septies. I vincitori dei concorsi banditi dalle regioni e dagli enti locali, anche se sprovvisti di articolazione territoriale, sono tenuti a permanere nella sede di prima destinazione per un periodo non inferiore a cinque anni. La presente disposizione costituisce norma non derogabile dai contratti collettivi».

2. In considerazione degli effetti derivanti dall'applicazione dell'articolo 14 del presente decreto e della necessità di garantire i livelli essenziali delle prestazioni, gli enti e le aziende del Servizio sanitario nazionale possono procedere all'assunzione delle professionalità occorrenti, anche tenendo conto delle cessazioni di personale che intervengono in corso d'anno, purché in linea con la programmazione regionale e nel rispetto dei piani triennali dei fabbisogni di personale approvati dalle regioni di appartenenza.

Lo scopo della norma che non ha retroattività e, vale solo per gli assunti in servizio dopo l’entrata in vigore della norma, peraltro già contenuta nel comma 5bis dell’articolo 35 del dlgs 165/2001 avrebbe lo scopo di tracciare la strada all’abolizione del nulla osta alla mobilità volontaria dei dipendenti.

Ovvero, l’impossibilità di trasferirsi ad altra sede per 5 anni, metterebbe un argine almeno per un intervallo di tempo, alla mobilità incontrollata, nel tentativo di non vanificare le regole sulla programmazione del fabbisogno del personale.

Allo scadere dei 5 anni, la mobilità dei dipendenti potrebbe dunque non essere più vincolata al nulla osta del datore di lavoro.

 

da ItaliaOggi