Simone Angeletti* e Matteo Rignanese*

*infermiere presso Az. Osp. Univ. Ospedali Riuniti Ancona

 

INTRODUZIONE 

Secondo il recente rapporto delle Nazioni Unite sul processo di invecchiamento della popolazione mondiale, il numero di persone anziane di età superiore ai 60 anni è aumentato considerevolmente. Questa tendenza accelerata all'aumento dei gruppi di popolazione anziana porta inevitabilmente a cambiamenti economici e sociali, accompagnati da una serie di malattie come ad esempio la demenza. Globalmente, la demenza colpisce circa 58 milioni di persone, e si stima che il numero delle persone anziane con demenza triplicherebbe entro il 2050, dal momento che ogni anno vengono diagnosticati in tutto il mondo circa 9,9 milioni di nuovi casi di demenza. Studi dimostrano che il 50%-60% dei casi di demenza è dovuta alla malattia di Alzheimer, una patologia molto lunga e purtroppo ad oggi senza speranza di guarigione. La letteratura parla di una durata da 2 a 20 anni con una media di circa 5-7 anni. Imparare una lingua straniera può rallentare la malattia di Alzheimer? 

MATERIALI E METODI

E’ stata realizzata una ricerca bibliografica consultando testi e materiale on line attraverso la consultazione di siti web e una banca dati (Pubmed). Ai fini dei risultati la ricerca on line è stata effettuata tramite l’inserimento di termini liberi nella stringa di ricerca di parole chiavi derivate dall’obiettivo della tesi e tramite loro abbinamenti attraverso l’uso degli operatori booleani.

I termini utilizzati nella ricerca libera sono i seguenti:

  • Alzheimer
  • Bilinguismo
  • Nursing

ANALISI E DISCUSSIONE

 La malattia di Alzheimer-Perusini, detta anche morbo di Alzheimer, demenza presenile di tipo Alzheimer, demenza degenerativa primaria di tipo Alzheimer o semplicemente Alzheimer, è una malattia neurologica progressiva, irreversibile e degenerativa che inizia in modo insidioso e d è caratterizzata da perdita delle funzioni cognitive, disturbi del comportamento e degli affetti.

Manifestazioni cliniche

Possono esservi dimenticanza e perdita progressiva della funzione mentale che include memoria, pensiero, giudizio e capacità di apprendimento. Un segno precoce è rappresentato dalla dimenticanza di eventi recenti, seguito da confusione, difficoltà ad usare e a capire il linguaggio e a svolgere le attività quotidiane. Queste persone possono perdere la capacità di riconoscere facce, luoghi e oggetti familiari e si perdono in un ambiente familiare. Inoltre le modificazioni della personalità sono generalmente evidenti: il paziente può diventare depresso, sospettoso, paranoide, ostile e bellicoso. L’aggravamento della malattia accentua tutti questi sintomi e il paziente può riconoscere i familiari o le persone che lo assistono, la morte si verifica come esito di una complicanza come ad esempio, polmonite, denutrizione o disidratazione.

 Trattamento infermieristico

Tutti gli interventi infermieristici sono finalizzati a due aspetti: il primo riguarda il paziente stesso nelle attività di mantenere la sicurezza fisica, ridurre l’ansia e l’agitazione, mantenere un’alimentazione adeguata, gestire i disturbi del sonno, provvedere ai bisogni di socializzazione; il secondo ai familiari con l’intento di aiutarli ed educarli all’assistenza del paziente fondamentale per prevenire la sindrome del “burnout” di chi assiste. Quindi l’infermiere deve dimostrarsi sensibile verso i familiari soggetti a tensioni emotive molto forti, per i quali sostengo e educazione diventano due componenti fondamentali.

Il bilinguismo protegge il cervello?

Oltre a offrire molti benefici a livello sociale, psicologico e personale, il bilinguismo fa molto bene anche al cervello. Studi hanno dimostrato l’effetto che le lingue straniere possono avere sul nostro cervello e in particolare sul nostro invecchiamento: parlare almeno due lingue ritarda i sintomi del morbo di Alzheimer. Il bilinguismo ritarda di circa 5 anni la comparsa dei primi sintomi, perdita di memoria e confusione. Perché accade questo? Durante la loro vita, i bilingue devono costantemente fare una scelta: arbitrare tra due lingue. Ad esempio un italo-inglese quando vede un cane, dirà “cane” o “dog” in base al suo interlocutore, anche se un termine verrà detto e l’altro eliminato, in ogni caso il bilingue penserà ad entrambe le parole pertanto si tratta di un vero e proprio allenamento per il nostro cervello paragonabile all’attività svolta in palestra per sviluppare i muscoli. Chi parla due lingue ha un ridotto rischio di demenza perché presenta un maggior sviluppo delle aree cerebrali cosiddette esecutive e dell’attenzione finalizzata che proteggono dalla demenza.

 

CONCLUSIONI 

Parlare due lingue protegge il nostro cervello dalla neurodegenerazione e dalle forme di demenza più gravi e diffuse come il morbo di Alzheimer, ma sfortunatamente non previene affatto la malattia. Il bilinguismo rappresenta una “riserva cognitiva” che funziona da difesa contro l’avanzare della demenza. Una persona bilingue è capace di compensare meglio gli effetti neurodegenerativi dell’Alzheimer, i ricercatori hanno dimostrato che il cervello dei pazienti bilingue, rispetto a quello dei monolingue, presenta una maggiore attività metabolica nelle strutture frontali e una maggiore connettività cerebrale. Quindi imparare nuove lingue stimola la creatività, insegna a prendere decisioni, sviluppa il cervello. Fondamentale non è conoscere due lingue, ma usarle in maniera attiva durante tutto l’arco della vita.

 

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