Attraverso i social network è permesso “conoscere” fatti, stati emotivi, vicende personali e la rapidità diffusoria delle informazioni attraverso Internet ha rivoluzionato il sistema della comunicazione.

Un recente video-denuncia sui social pone i riflettori per l’ennesima volta sul P.O. San Giovani Bosco, e al di la della vicenda personale dell’Avvocato sulla quale è doveroso esprimere la nostra solidarietà e la nostra vicinanza per la madre, si è parlato di un comportamento poco professionale da parte del personale durante un “codice rosso”.

Il Pronto Soccorso del San Giovanni Bosco da anni è in sofferenza, ha un grande bacino d’utenza e strutture inadeguate al flusso che giornalmente si riversa in esso.

"Il personale è sottoposto a turni massacranti, e spesso il diritto al riposo sancito dalla costituzione viene messo in discussione dalla cronica carenza di personale. La recente apertura del Triage ha aggravato una situazione già complessa, in quanto avrebbe richiesto del personale dedicato- afferma Marco Esposito, segretario territoriale NurSind Napoli - Negli ultimi anni le aggressioni e le violenze nei confronti del personale sono aumentate, soprattutto nei confronti degli infermieri, in quanto il primo professionista che l’utenza incontra quando giunge in pronto soccorso. La situazione è grave. Tutte le carenze del sistema si riversano sull’infermiere. Un infermiere che viene super-utilizzato, che subisce ogni tipo di violenza, di cui ricordiamo quelle verbali e quotidiane mai agli onori delle cronache, quale prospettiva professionale a garanzia della salute dei cittadini può avere?".

È mai possibile che l’utenza possa individuare nel personale la causa di tutti i mali della sanità?

"L’ASL tuteli il personale, e non solo fare verifiche per accertare eventuali responsabilità del personale in seguito a denunce che a nostro avviso richiedono un atto formale con il quale si dà notizia alla competente autorità. Al di là del caso specifico, è evidente il rischio di emulazione con l’impossibilità o comunque la difficoltà di controllare la provenienza e l’autorevolezza delle informazioni e della liceità della stessa, così come il rapporto tra ciò che è considerato libertà e spontaneità della informazione e ciò che invece sfocia inevitabilmente nella diffamazione",  conclude Esposito.

 

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